★ la nostra storia

La prima chiesuola di N.S. della Neve a Bolzaneto sorse nel Trecento per disposizione testamentaria del sac. Martino Berterii bolzanetese datata 20 novembre 1307. La chiesa si ingrandì e si abbellì nel sec. XVII. Il 18 luglio 1855 la cura d’anime, la parrocchialità e il titolo di S. Felice da Mons. Andrea Charvaz furono trasferiti da Brasile a N.S. della Neve. Brasile prima del 1143 era già suffraganea della Pieve di S. Maria di Rivarolo. 
Della trecentesca chiesa di N.S. della Neve, nulla rimase, perché fu riedificata più ampia nel 1857. I fabbriceri della nuova chiesa parrocchiale nel 1856 comprarono dal Comune di Genova l’altar maggiore e tutti i marmi della soppressa chiesa di Santo Spirito in Bisagno. Attualmente esiste una nuova chiesa di Bolzaneto: l’arcivescovo G. Siri benedisse la prima pietra il 17 giugno 1956 e la consacrazione venne da lui stesso celebrata il 23 dicembre 1960. Vi si ammirano gli altari e le statue provenienti da Santo Spirito che pur essendo arte barocca decorano piacevolmente la moderna nuova chiesa.

Il nome di Bolzaneto deriva dall’antico termine genovese “bossonea”, che indicava un luogo in cui crescevano rovi o simili piante spinose.

Bolzaneto (Borsanæo o Bösanæo lingua ligure) è un quartiere genovese della Val Polcevera ex area industriale, ora contornato da piccole industrie ed imprese artigiane. Nonostante sia situata in una zona periferica, offre la possibilità di interessanti percorsi escursionistici tra le sue colline.

Fa parte del Municipio V Valpolcevera.

A livello di unità urbanistiche sono comprese in Bolzaneto le unità di Bolzaneto e Morego (con le località Morigallo e Serro), le frazioni di Brasile, Cremeno e Geminiano sulle colline alle spalle del centro abitato e Murta, urbanisticamente staccata e situata in collina sulla sponda destra del torrente Polcevera.

I monti della Valpolcevera alle spalle di Bolzaneto, sul lato sinistro della valle, sono caratterizzati dalla presenza dei Forti Diamante e Due Fratelli, che costituiscono parte delle fortificazioni esterne di Genova.

Sul versante destro della Valpolcevera, sul monte Figogna (804 metri), sorge il santuario di Nostra Signora della Guardia, dal quale si gode un’ampia vista su tutta la valle. Il santuario, situato nel comune di Ceranesi, è raggiungibile con la strada provinciale n. 52 che parte da Bolzaneto.

Fino alla metà dell’Ottocento, Bolzaneto era un piccolo borgo sul fondovalle della Valpolcevera, alla sinistra del torrente, in prossimità del punto in cui questo formava un’ampia ansa.

Del borgo, costituito da un gruppo di case attorno alla chiesa di Nostra Signora della Neve, si hanno notizie certe a partire dal 1050. Il paese era una piccola frazione sottoposta all’autorità civile e religiosa di Brasile e tale rimase fino alla metà dell’Ottocento, quando la sede comunale ed il titolo parrocchiale furono trasferiti a Bolzaneto.

A breve distanza dal borgo, ma allora sulla sponda destra del Polcevera, sorgeva isolato il convento di San Francesco alla Chiappetta, edificato alla fine del Duecento.

Nel 1337 la zona di Bolzaneto fu teatro di una cruenta battaglia fra due eserciti che facevano capo a fazioni guelfe e ghibelline; nel 1380 la Repubblica di Genova fece costruire, poco più a nord del borgo, un fortilizio-castello a scopi difensivi.

Nel Settecento la Repubblica di Genova, alleata della Francia, si trovò coinvolta nella guerra di successione austriaca. La Valpolcevera nel 1746 fu occupata da un esercito austro-piemontese, al comando del generale Botta Adorno, che arrivò fino a Genova, da dove fu cacciato in seguito all’insurrezione popolare del 5 – 10 dicembre 1746, che prese avvio con il leggendario episodio del Balilla.

Durante questa guerra l’esercito occupante si accampò nel letto asciutto del Polcevera, poco a valle di Bolzaneto. Il 4 settembre 1746 un improvviso acquazzone provocò una piena del torrente, causando la morte di oltre mille soldati.

L’11 aprile 1747 un altro esercito austriaco, al comando del conte di Schulenberg, ritentò di occupare nuovamente Genova. Gli invasori, scesi da nord attraverso i valichi appenninici, occuparono tutta la Valpolcevera, portando saccheggi e distruzioni, e strinsero d’assedio Genova. Avvennero aspri combattimenti tra gli Austriaci da una parte e volontari della Valpolcevera, (inquadrati in compagnie divise per parrocchie) e truppe regolari della Repubblica di Genova dall’altra.

Il 19 luglio 1747 gli Austriaci abbandonarono la Valpolcevera e furono definitivamente ricacciati oltre Appennino nel febbraio del 1748, lasciando alle spalle una scia di morte e distruzione.

La topografia del luogo subì grandi modifiche intorno al 1850, quando fu costruita la ferrovia Genova-Torino, inaugurata nel 1853. Si rese necessario rettificare ed arginare il corso del torrente Polcevera (che in questo punto frequentemente straripava, causando allagamenti nella zona della Chiappetta), eliminando l’ansa da questo formata.

Fu così scavato, per un tratto di circa 500 m, un nuovo tratto di letto rettilineo che tagliava la base della collina di Murta a monte del convento di San Francesco (che in tal modo passò dalla destra alla sinistra del torrente) e costruito un argine sul lato sinistro, sul quale corre la ferrovia. Il tratto di greto non più percorso dal torrente e il ponte che l’attraversava furono interrati e l’area progressivamente edificata, dando luogo all’attuale abitato di Bolzaneto; negli stessi anni le sedi del Comune e della parrocchia furono qui trasferite da Brasile (rispettivamente nel 1854 e nel 1855) .Nel 1878 fu inaugurata la nuova sede comunale, che ancora oggi ospita uffici decentrati del comune di Genova e la biblioteca civica

Nella seconda metà dell’Ottocento la zona, già agricola e luogo di villeggiatura di ricche famiglie genovesi, come tutta la Valpolcevera ebbe un imponente sviluppo industriale, con l’insediamento di numerose aziende (le più importanti furono le Fonderie Bruzzo e il saponificio Lo Faro, che trovarono collocazione nella zona a nord del Castello, nel frattempo convertito a ospedale) e l’oleificio Gaslini, che ebbe sede presso il borgo vecchio, in un edificio ora occupato da aziende artigiane.

Con lo sviluppo delle industrie e la costruzione dell’argine ebbe inizio anche l’espansione edilizia nel fondovalle, fino ad allora scarsamente popolato perché quasi interamente occupato dall’alveo del Polcevera ed a perenne rischio di alluvioni. Il Casalis alla metà dell’Ottocento, nel suo “Dizionario geografico, storico e statistico degli Stati di S.M. il Re di Sardegna” indicava in 740 persone la popolazione dell’allora comune di Brasile (che comprendeva anche Bolzaneto e Cremeno), mentre il comune di Bolzaneto aveva già quasi 10000 abitanti all’inizio del Novecento.

Nel 1869 il territorio comunale si ampliò, inglobando (su richiesta degli stessi abitanti) la frazione collinare di Murta, sulla sponda destra, che fino ad allora dipendeva dal comune di Rivarolo.

Il comune di Bolzaneto nel 1926 ha seguito la sorte di altri 18 comuni del genovesato ed è confluito nella Grande Genova.

Dopo la seconda guerra mondiale, la crisi dell’industria siderurgica portò ad un ridimensionamento delle Fonderie Bruzzo (chiuse definitivamente nel 1957) e su alcune aree di queste fu costruita la fabbrica di refrattari SANAC (dopo il trasferimento di questa, sulla stessa area è attualmente in fase di completamento il mercato ortofrutticolo di Genova che si trasferirà dalla Val Bisagno alla Val Polcevera.

sulla collina di S. Biagio negli anni ‘50 fu costruita la raffineria ERG, poi chiusa nel 1988, anche a seguito della crescente attenzione della popolazione agli aspetti ambientali del territorio; su questa area sorgono ora un grande centro commerciale e un nuovo quartiere residenziale.

Analogamente a queste altre aree, dismesse a partire dagli anni sessanta del XX secolo a causa della chiusura di molte fabbriche storiche sono ora riutilizzate da imprese artigiane e commerciali.

Le origini dell’antico castello potrebbero risalire al X secolo quando fu costruito per volontà della famiglia nobiliare degli Adorno. Distrutto nel corso del XIV secolo dalle truppe mercenarie dei Visconti, a causa soprattutto dalle lotte intestine tra le fazioni guelfe e ghibelline, fu fatto ricostruire dalla Repubblica di Genova nel 1380 sulla piccola altura di Montebello – che dominava il corso del Polcevera – come presidio a difesa dalle armate germaniche che scendendo per la val Polcevera minacciavano Genova.

Il castello, modificato e potenziato da Filippo Maria Visconti nel XV secolo, fu in varie occasioni al centro di fatti d’armi, specie nel 1746 durante la guerra di successione austriaca, ed ospitò anche la sede del Podestà della valle di Polcevera. Agli inizi del XX secolo, dismesso come presidio militare e oramai abbandonato, fu acquistato dal benestante Pasquale Pastorino e trasformato prima in villa di campagna con parco all’inglese, poi in ospedale, attivo fino agli anni ottanta del Novecento. Attualmente è adibito a casa di riposo e “hospice” per malati terminali, intitolato a Gigi Ghirotti.

La chiesa di Nostra Signora della Neve fu edificata nel Trecento come succursale della parrocchia di San Felice di Brasile, ristrutturata nel XVII secolo e completamente riedificata nel 1855, quando il titolo parrocchiale fu trasferito da Brasile a Bolzaneto. In occasione di questa riedificazione fu abbellita con l’altare, le statue ed i marmi della soppressa chiesa di Santo Spirito in Bisagno.

Allora la chiesa dominava il borgo vecchio di Bolzaneto, raccolto intorno alla Piazza detta “del prione” (ora Piazza E. Savi). Intorno al 1950 fu costruita una nuova chiesa in stile moderno a poche centinaia di metri di distanza, consacrata dal cardinale Giuseppe Siri nel 1960. La vecchia chiesa fu demolita e sulla sua area costruito un moderno condominio. Nella nuova chiesa sono stati integrati gli altari in stile barocco e le statue provenienti da Santo Spirito. La chiesa conserva due dipinti di Paolo Gerolamo Piola (Conversione di San Paolo e Abramo che riceve i tre angeli) e un Cristo morto di Giulio Cesare Procaccini.

 

Secondo la tradizione, il sito ora occupato dalla chiesa e dal convento di San Francesco fu donato dalla nobile famiglia Lercari allo stesso San Francesco, che transitò da Genova nel 1213 durante un suo viaggio in Francia, ma non esistono documenti certi che attestino questo fatto.

La donazione del terreno è invece documentata da un atto di convenzione per l’erezione del convento e della chiesa della Chiappetta, stipulato nel 1280 tra la famiglia Lercari e l’Ordine francescano, al quale fu data esecuzione nel 1291.

Negli anni immediatamente successivi fu edificato il convento con l’annessa chiesa, in stile gotico primitivo.

Nella seconda metà del Seicento fu costruito il chiostro e all’inizio del Settecento la chiesa e il convento furono completamente rimaneggiati; questa ristrutturazione (in stile barocco) viene attribuita all’architetto lombardo Francesco Muttoni (1668-1747).

All’interno della chiesa, formata da un’unica navata, sono conservati una Madonna lignea di Anton Maria Maragliano ed alcuni notevoli dipinti del Seicento: Stimmate di San Francesco di Giovanni Battista Carlone, Assunzione della Beata Vergine Maria di Pietro Paolo Raggi (1649-1724), Estasi di Santa Caterina Fieschi e Immacolata Concezione di Domenico Piola e Miracolo di Sant’Antonio di Giuseppe Galeotti.

Fino alla metà del Seicento il convento rimase l’unica costruzione nella zona della Chiappetta (nome che deriva da una corruzione del termine latino Clapeta, cioè “cappelletta”).

A partire da quell’epoca intorno al convento sorsero alcune case fino a formare un piccolo borgo; parte di queste case sono ancora esistenti, alcune furono demolite intorno alla metà dell’Ottocento durante i lavori di arginatura del Polcevera, poiché si trovavano nell’area ora percorsa dal nuovo letto del torrente.

Nel 1798, a seguito dell’editto napoleonico sulla soppressione degli ordini religiosi, i frati francescani dovettero lasciare il convento e la chiesa fu affidata al clero diocesano fino al 1896, anno in cui poterono farvi ritorno. Nel 1961 la chiesa fu eretta in parrocchia, con decreto del cardinale Giuseppe Siri.

A Bolzaneto ha sede un distaccamento dei Vigili del Fuoco; nato nel 1913 come corpo di volontari antincendio, successivamente integrato nella struttura comunale e quindi, a seguito del Regio Decreto Legge del 27 febbraio 1939, nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

La “Pubblica Assistenza Croce Bianca” fu fondata nel 1908 con il sostegno dell’amministrazione comunale, allora retta dal sindaco G.B. Custo, affiancandosi alle altre associazioni di mutuo soccorso già esistenti: la “SMS Fratellanza” (di ispirazione socialista) e la “Società Operaia Cattolica San Giuseppe” fondate entrambe nel decennio 1880-1890.

La Banda Musicale Cittadina fu fondata nel 1883 come sezione filarmonica della “Società Operaia Cattolica San Giuseppe”.

Il teatro “Rina e Gilberto Govi” (sito ufficiale) è stato inaugurato il 17 febbraio 2007, a seguito della ristrutturazione dell’ex cinema-teatro “Verdi”.

La squadra di calcio US Bolzanetese Virtus disputa il girone di Eccellenza del campionato ligure Dilettanti.

Vi ha inoltre sede, in Via Bolzaneto, di lato alla chiesa di Nostra Signora della Neve, la società polisportiva dilettantistica U.S. Virtus,la più antica dell’area, disputante ogni anno i Campionati Italiani delle rispettive discipline con buoni rislutati a livello nazionale

 

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