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Madonna del Miracolo


Nel 1842, Alphonse-Charles-Tobie Ratisbonne, un giovane ventottenne alsaziano, appartenente a una importante e facoltosa famiglia di banchieri ebrei, in attesa di sposarsi con la sua Flora, aveva deciso di trascorrere alcuni mesi in viaggio fino a Costantinopoli, per riprendersi da alcuni seri problemi di salute che da tempo lo affliggevano.L'immagine può contenere: una o più persone e spazio al chiuso

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Santa Margherita d’Ungheria


Monaca domenicana38200C

Nel “giardino celeste” ci sono molte “Margherite” (nel Martirologio Romano, tra sante e beate, se ne contano ben 20). Quella di oggi, Margherita d’Ungheria, figlia del re Bela IV, della dinastia degli Arpad e della regina Maria Lascaris di origine bizantina è tra le spiccate figure femminili della prima generazione domenicana.
Nei primi decenni dopo la morte di S. Domenico, non solo i Frati pre­dicatori avevano raggiunto i posti più remoti d’Europa, ma anche l’esercito orante e contemplativo delle Monache domenicane si era diffuso ovunque. Presso le Monache domenicane nel convento di S. Caterina, fondato a Veszprem sulle sponde del lago Balaton da pochi anni, fu portata nel 1245 Margherita che aveva appena tre anni. Ella era stata consacrata a Dio con voto dai suoi genitori, prima ancora che nascesse, in un momento assai drammatico per la storia della nazione: i Tartari, popolazione barbara e crudele, stavano occupando l’Ungheria seminando dappertutto distruzione e morte.
Il re e la regina, costretti a fuggire in Dalmazia, confidando nella misericordia di Dio, avevano promesso di donargli la creatura che stava per nascere se i Tartari si fossero allontanati. Dopo pochi giorni da quel loro voto i barbari, quasi inespie­gabilmente, si ritirarono. La famiglia reale poté tornare in Patria dove nacque Margherita, decimo germoglio in una famiglia la cui dinastia annovera parecchi Santi e Sante; la nascita di questa bimba fu una benedizione per tutto il Paese.
La piccola Margherita è affidata al monastero delle Suore domenicane per essere allevata secondo la vita religiosa. Presso il monastero venivano educate parecchie bambine nobili o ricche, perché fossero preparate ad una vita consona al loro rango e tutto era disposto perché lo studio, le preghiere, i lavori casalinghi si alternassero col gioco e il necessario riposo, secondo l’età. Margherita però manifestò subito un’anima eccezionale, profondamente assetata di Dio, capace di sottoporre il suo tenero corpo alla mortificazione per ricambiare l’amore del Figlio di Dio immolato per noi sulla croce. Ella si offrì tutta al Signore e mai volse indietro lo sguardo nel suo cammino di perfezione e di santità; anzi soffrì quando capì che, come principessa, era considerata una privilegiata di fronte alle compagne, soprattutto durante le frequenti visite che le facevano i genitori.
Imparò ben presto le preghiere in latino, specialmente i salmi e gl’inni; si dedicò alla preghiera nelle ore di ricreazione, mentre le compagne giocavano, tutte le volte che le riusciva di sottrarsi alla loro compagnia. Volle indossare il più presto possibile l’abito bianco e vivere già come una religiosa, per quanto fosse concesso alla sua età. Partecipava al coro, ai salmi notturni, alle Messe e si abbandonava a lunghe meditazioni. Si unì alle suore per tutti i lavori inerenti al culto e per quelli riguardanti le faccende domestiche del monastero.
A Veszprem rimase fin verso i dieci anni quando i suoi genitori fecero costruire un monastero che l’accogliesse, insieme alle suore, nell’Isola delle Lepri, sul fiume Danubio, vicino alla città di Budapest; da quel momento l’isola si chiamò « Isola della Beata Vergine ».
Margherita compiva dodici anni quando la Provincia domenicana ungherese ebbe l’onore di ospitare, nel convento di S. Nicola a Buda, il Capitolo Generale dell’Ordine e nelle mani del Maestro Generale Umberto di Romans ella emise la sua professione religiosa. Divenne in tal modo come il calice consacrato al servizio dell’altare e abbracciò con gioia la via dei consigli evangelici: povertà, obbedienza, castità. Si considerò come una vittima espiatrice dei peccati del suo popolo e praticò in modo rigoroso le più eroiche penitenze corporali, abbracciò la povertà più completa e visse nel nascondimento e nell’obbedienza, ritenendosi la serva di tutti. Quando il re e la regina, nelle loro visite portavano doni preziosi, ella chiedeva che tutto venisse donato ai poveri e in aiuto alle chiese.
Nonostante i voti emessi, questa principessa « sposa di Cristo » incontrò un grande ostacolo: i genitori le chiesero di accettare il matrimonio col re di Boemia, Ottocaro II, per garantire alla nazione un alleato forte; avrebbero essi stessi ottenuto la dispensa dei Voti dal Sommo Pontefice. Grande fu il turbamento di Margherita, ma risoluta e decisa la sua risposta: « Tagliate piuttosto a pezzi il mio corpo, prima che io trasgredisca la fedeltà che ho giurato a Cristo ». E per mettersi al sicuro, il 14 giugno 1261, volle ricevere il velo e pronunziare i Voti solenni davanti all’altare di S. Elisabetta, sua zia, in presenza dell’Arcivescovo e di tutta la corte, quindi depose ai piedi del Crocifisso la corona d’oro che le era stata posta sul capo. Da quel momento ancora più struggente fu il suo desiderio di identificazione con Cristo sposo, maestro, fine supremo. Piangeva moltissimo ai piedi del Crocifisso e dalla Croce attingeva tutta la sua scienza pronunciando queste sole parole: « Domine, me Tibi committo », « Signore, mi affido a Te».
La sua brama di perfezione doveva essere frenata dalle Superiore e dal suo padre spirituale, P. Marcello. Fu proprio lui che le suggerì una regola semplicissima per camminare diritta verso la santità: « Amare Dio, disprezzare se stessi, non giudicare né disprezzare alcuno ». Le parole e le azioni di Margherita furono talmente conformi a questa legge che dopo la sua morte furono dette « Regola di Sr. Margherita » .
La sua preghiera fu continua, nulla le interrompeva la sua unione con Dio benché si dedicasse ai lavori manuali più umili e sfibranti, come trasportare l’acqua in pesanti secchi, portare la legna e accendere il fuoco, scendere in cantina, attendere alla cucina, spazzare e lavare. Non aveva nessun riguardo per se stessa, né si lamentava mai. Serviva con particolare attenzione le sorelle ammalate, offrendo loro tutti i servizi richiesti, anche i più umilianti, e assecondando con gentilezza i loro desideri. Praticava con rigore i digiuni prescritti e ne aggiungeva altri di sua volontà: sette mesi all’anno viveva praticamente a pane ed acqua. A tutto ciò univa penitenze martorianti: flagellazioni, cilizi, scarpe con chiodi che macchiavano di sangue i suoi passi, veglie prolungate.
Quando riceveva la S. Comunione (a quei tempi avveniva 15 volte l’anno) fin dalla vigilia digiunava e manteneva un rigoroso silenzio, passava la notte umiliandosi davanti a Dio e trascorreva anche il giorno successivo senza cibo e lontana da ogni conversazione; queste austerità sembrano, oggi, quasi inconcepibili.
A ventotto anni Margherita, spossata dalle penitenze e dalle fatiche, era pronta per l’ultimo sacrificio: quello della sua vita.
Morì il 18 gennaio 1270 e il suo corpo, che lei stessa aveva reso quasi disgustoso agli altri, trascurandolo in ogni modo, subito emanò un profumo soavissimo e divenne luminoso di celestiale bellezza.
Fu sepolta nel convento dell’isola davanti all’altare della Beata Vergine e ben presto molti fatti miracolosi avvennero invocando la sua protezione. Da molte parti del Regno ungherese giunsero pellegrinaggi di devozione alla sua tomba.
Un anno dopo la sua morte, il fratello Stefano V re d’Ungheria chiese al Beato Gregorio X (Tebaldo Visconti, 1271-1276) un’inchiesta sulla santità della sorella, cosa che avvenne, ma i testi di questo primo processo andarono smarriti..
Un secondo processo fu indetto dal Beato Innocenzo V (Pierre de Tarentaise, 1276) nel 1276 ma anche questi atti scomparsero, ne rimase una copia nel convento domenicano in Ungheria. Nel frattempo, in patria, Margherita era già venerata come una santa. Nel ‘600 si ritornò a sollecitare Roma per la dichiarazione ufficiale ma solo nel 1729, dopo una ricognizione delle reliquie, esce fuori, insieme ad esse, la copia conservata dalle suore del 1276, fonte principale per la vita della santa, essendo irreperibili tutti i documenti ufficiali precedenti. Durante i secoli ci furono vari tentativi di ripresa del processo di canonizzazione della Santa, ma si dovette giungere al 19 novembre 1943 perché il Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) ne proclamasse ufficialmente la santità, benché il culto verso Margherita mai fosse venuto meno, soprattutto in Ungheria.
Le sue reliquie, purtroppo, andarono disperse verso la fine del 1700, a seguito di alterne vicende storiche. 
Significato del nome Margherita : “perla” (greco e latino).

oggi sant’Antonio Abate


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dal web:

Antonio abate è uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa. Nato a
Coma, nel cuore dell’Egitto, intorno al 250, a vent’anni abbandonò ogni cosa per
vivere dapprima in una plaga deserta e poi sulle rive del Mar Rosso, dove
condusse vita anacoretica per più di 80 anni: morì, infatti, ultracentenario nel
356. Già in vita accorrevano da lui, attratti dalla fama di santità, pellegrini
e bisognosi di tutto l’Oriente. Anche Costantino e i suoi figli ne cercarono il
consiglio. La sua vicenda è raccontata da un discepolo, sant’Atanasio, che
contribuì a farne conoscere l’esempio in tutta la Chiesa. Per due volte lasciò
il suo romitaggio. La prima per confortare i cristiani di Alessandria
perseguitati da Massimino Daia. La seconda, su invito di Atanasio, per esortarli
alla fedeltà verso il Conciliio di Nicea. Nell’iconografia è raffigurato
circondato da donne procaci (simbolo delle tentazioni) o animali domestici (come
il maiale), di cui è popolare protettore.

Sant’Antonio è considerato anche il protettore degli animali domestici, tanto da essere solitamente raffigurato con accanto un maiale che reca al collo una campanella. Il 17 gennaio tradizionalmente la Chiesa benedice gli animali e le stalle ponendoli sotto la protezione del santo.
 
La tradizione deriva dal fatto che l’Ordine degli Antoniani aveva ottenuto il permesso di allevare maiali all’interno dei centri abitati, poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di sant’Antonio. I maiali erano nutriti a spese della comunità e circolavano liberamente nel paese con al collo una campanella.
 
Secondo una leggenda del Veneto (dove viene chiamato San Bovo o San Bò, da non confondere con l’omonimo santo), la notte del 17 gennaio gli animali acquisiscono la facoltà di parlare. Durante questo evento i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udire gli animali conversare era segno di cattivo auspicio.

Don Zeno Saltini


il 15 gennaio

1981: All’età di 81 anni muore Zeno Saltini. meglio noto come Don Zeno, fu il fondatore della comunità di NOMADELFIA  vi lascio due link in cui potete trovare qualche notizia su di lui

http://calogerobonura.wordpress.com/2008/05/28/don-zeno/
http://calogerobonura.wordpress.com/2012/01/23/nomadelfia/

untitledbuona e santa giornata a tutti

Battesimo di Bernadette


 

Bernadette è nata il 7 gennaio 1844 a Lourdes  E Fu battezzata due giorni più tardi, il 9 gennaio, primo anniversario di matrimonio dei suoi genitori, nella chiesa parrocchiale di San Pietro

La chiesa del battesimo S. Pietro

La chiesa s. Pietro dove si sono sposati Francesco e Luisa il 9 gennaio 1843, dov’è stata battezzata Bernardetta non esiste più. Fu demolita nel 1905 perché molto vecchia e devastata da un incendio. Al suo posto, oggi, c’è la piazza Peyramale al centro della quale sorge il monumento ai caduti delle guerre 1914-1918; 1940-1945.  La chiesa s. Pietro era di stile romanico. Distava dal Cachot poco più di 200 metri. Di fronte alla piazza, in fondo ad un vicolo, sorge la nuova chiesa parrocchiale dedicata al S.Cuore. La costruzione fu iniziata nel 1875 e venne inaugurata l’8 settembre 1903 da Mons. Schoepfer, allora Vescovo di Tarbes-Lourdes. A sinistra dell’entrata c’è il fonte battesimale dove Bernadette divenne cristiana il 9 gennaio 1844. Sulla parete un grande pannello riproduce l’atto del battesimo. La facciata della chiesa è praticamente costituita dal poderoso campanile in pietra serena locale, alto 65 metri. E’ stato terminato nel 1936. Davanti alla chiesa, la statua in bronzo di Peyramale.  

დ Festa del Battesimo del Signore áƒ“


TGUWFycNJjRuIVHEvWavmzl72eJkfbmt4t8yenImKBVaiQDB_Rd1H6kmuBWtceBJil battesimo del Signore viene celebrato nella domenica successiva all’epifania ed è  ricordato come il primo dei misteri della luce di cui è composto il rosario

con il gesto del battesimo e con lo  spirito di purificazione  Giovanni battezzava, quanti accorrevano
a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalle regioni intorno al
Giordano.
E duemila anni fa sulla sponda del fiume comparve anche il giovane
Gesù, di circa 30 anni, cittadino della Galilea che era una provincia del vasto
Impero Romano e osservava la folla dei penitenti che si avviavano al rito di
purificazione e di perdono; mentre Giovanni diceva a tutti, perché si mormorava
che fosse il Messia: “Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di
me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali;
costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco…”.
Anche Gesù, innocente da
ogni colpa, volle avvicinarsi per ricevere il Battesimo, per solidarizzare con
quei penitenti alla ricerca della salvezza dell’anima e santificare con la sua
presenza l’atto, che non sarà più di sola purificazione, ma anche la venuta in
ognuno dello Spirito di Dio e rappresenterà la riconciliazione divina con il
genere umano, dopo il peccato originale.
Giovanni riconosciutolo, si ritrasse
dicendo: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?” e Gesù
rispose: “Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni
giustizia”. Allora Giovanni lo battezzò; appena uscito dall’acqua, si aprirono i
cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di
lui. Ed una voce dal cielo disse: “Questo è il Figlio mio prediletto, nel quale
mi sono compiaciuto” (Mt 3, 13-17).
Gesù pieno di Spirito Santo, si allontanò
dal Giordano e si ritirò nel deserto per quaranta giorni in meditazione, prima
di iniziare la sua vita pubblica, in Galilea.

Il battesimo cancella il peccato originale e le colpe commesse fino al giorno in
cui si riceve, rimette tutte le pene, rende il battezzato partecipe della grazia
di Dio, capace della fede, membro della Chiesa; imprimendogli il carattere
indelebile di cristiano.
È il primo dei setti Sacramenti; viene amministrato
ai bambini fino all’età della ragione, con il solo consenso dei genitori e alla
presenza di almeno un padrino, con il quale il battezzato contrae una parentela
spirituale; gli adulti lo ricevono dietro loro richiesta, dopo aver ricevuto
un’opportuna istruzione religiosa.
Il Sacramento è amministrato
ordinariamente dai ministri del culto (vescovo, sacerdote, diacono), ma in caso
di pericolo di morte, qualsiasi persona anche non cristiana, può battezzare,
purché agisca secondo l’intendimento della Chiesa.

Con la cerimonia del battesimo si impone al battezzato il
nome, per lo più cristiano, scelto dai genitori se è minorenne.
Il Battesimo
costituì, per quanto riguarda l’Occidente, la registrazione ufficiale della
nascita di un bambino, negli archivi parrocchiali; attiva nei primi secoli,
questa pratica fu poi abbandonata per essere ripresa dal XV secolo, divenendo
legge con il Concilio di Trento. In Italia la registrazione negli uffici
parrocchiali, funzionò finché non venne istituito l’Ufficio dello ‘stato civile’
da parte del Regno d’Italia.

 i Padri della Chiesa dicevano che Gesù scendendo nelle acque del Giordano, ha
idealmente santificato le acque di tutti i Battisteri; dal più semplice e
moderno, posto all’ingresso delle chiese.
Gesù stesso nel Vangelo di s. Marco (16,16) dice: “Chi crederà e sarà
battezzato, sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato”.

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I Re Magi


(dal web radio maria)
La storia dei re Magi nasce molto lontano, in terre esotiche e ricche di antiche tradizioni, ispirata all’oracolo di Balaam, identificato con Zoroastro, che aveva annunciato che un astro sarebbe spuntato da Giacobbe e uno scettro da Israele.
I tre misteriosi personaggi sono menzionati solo nel Vangelo di Matteo che parla dei Magi che dall’Oriente arrivarono a Gerusalemme durante il regno di Erode alla ricerca del neonato Re dei Giudei.
Tutte le notizie che abbiamo sui Magi ci vengono dai Vangeli Apocrifi e da ricostruzioni e ragionamenti postumi.
Dal Vangelo di Matteo abbiamo solo riferimenti ai tre doni, l’oro, l’incenso e la mirra; il numero tre ha una forte valenza simbolica, per alcuni indicherebbe le tre razze umane, discendenti dai tre figli di Noè, Sem, Cam e Iafet.
 
Il nome dei Re Magi
Un aspetto della storia dei magi è il loro nome: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, ma non tutte le fonti sono concordi.
Nel complesso monastico di Kellia, in Egitto, sono stati rinvenuti i nomi di Gaspar, Melechior e Bathesalsa.
Melchiorre sarebbe il più anziano e il suo nome stesso deriverebbe da Melech, che significa Re.
Baldassarre deriverebbe da Balthazar, mitico re babilonese, quasi a suggerire la sua regione di provenienza.
Gasparre, per i greci Galgalath, significa signore di Saba.
Un accenno a questi mitici re lo troviamo anche in Marco Polo:”…in Persia è la città che è chiamata Saba da la quale partirono tre re che andaron ad adorare Dio quando nacque…”
Secondo numerose leggende i tre magi giunsero a Betlemme 13 giorni dopo la nascita del Cristo.
 
L’origine dei Re Magi
Originari dell’altopiano iranico i magi erano sciamani legati al culto degli astri e, successivamente, sacerdoti del dio Ahura Mazda il protettore di tutte le creature.
Studiosi di astronomia, seguendo la lettura del cielo, avevano riconosciuto in Cristo uno dei loro “Saosayansh”, il salvatore universale, diventando così loro stessi, “l’anello di congiunzione” tra la nuova religione nascente, il cristianesimo, e i culti misterici orientali, come il mazdaismo e il buddismo.
Ancora oggi il culto del magi non è dimenticato, la leggenda narra che i resti mortali dei Re Magi furono recuperati in India da Sant’Elena e poi portati a Costantinopoli.
Nel 1034 pare che queste reliquie fossero trasportate a Milano in un’arca e depositate nella chiesa di Sant’Eustorgio, ricca di simbolismi legati ai tre re e ancora oggi luogo di pellegrinaggio.
La simbologia dei doni dei Re Magi
I doni dei Magi hanno un significato: fanno riferimento alla duplice natura di Gesù, quella umana e quella divina: l’oro perché è il dono riservato ai Re e Gesù è il Re dei Re, l’incenso, come testimonianza di adorazione alla sua divinità, perché Gesù è Dio, la mirra, usata nel culto dei morti, perché Gesù è uomo e come uomo, mortale.
Dai doni dei Re Magi a Gesù, proviene la tradizione di portare dolci e giocattoli ai bambini: questa tradizione si incrocia con la leggenda della Befana che racconta come i Re Magi, durante il viaggio verso Betlemme, si fermarono alla casa della vecchietta e la invitarono ad unirsi a loro.
La Befana declinò l’invito e lasciò partire i Magi da soli, ma poi ripensandoci, decise di seguirli.
Non riuscendo a ritrovarli, nel buio della notte, da allora, lascia a tutti i bambini un dono, sperando che fra quei bambini ci sia Gesù.
La tomba dei Re Magi
Meno conosciuta è la sorte dei re Magi dopo la loro morte.
Una cronaca dell’epoca (IV secolo), riferisce che le sacre reliquie, risposte dentro una cassa di legno, avvolti in tessuti intrisi di profumi e di mirra, vennero portati a Milano da Sant’Eustorgio al ritorno da un suo viaggio a Costantinopoli.
I corpi dei Re Magi erano intatti, essendo stati trattati con balsami e spezie, e mostravano dal volto e dalla capigliatura età differenti: il primo sembrava avere 15 anni, il secondo 30 e il terzo 60 anni.
L’antica chiesa dove la tradizione vuole che fosse battezzato San Barnaba, il primo vescovo della città, venne ampliata dal vescovo Eustorgio per ospitare la reliquia che venne riposta in un’arca romana di marmo sormontato dalla stella e dalle tre corone, con l’epigrafe “Sepulcrum trium Magorum”.
 
Le avventure delle reliquie dei Re Magi
La testimonianza della custodia nella Chiesa di Sant’Eustorgio a Milano si trova nella iscrizione di antichissima data, sul lato sinistro (guardando la facciata della chiesa), che dice:”Basilica Eustorgiana titulo Regibus Magis” che attesterebbe la presenza dei corpi dei Re Magi.
In oltre, la chiesa ambrosiana, nel calendario e nei libri liturgici, di prima del X secolo, viene chiamata Basilica dei Re.
Nel 1164 durante l’assedio di Federico Barbarossa, i resti dei Re Magi furono trafugati e trasportati a Colonia, dove venne costruita una bellissima Basilica per contenerli e dove ora riposano.
Grande fu lo sconforto dei cittadini alla notizia, e Milano tentò più volte di riaverle, ci provò anche Ludovico il Moro nel 1434 ma inutilmente.
Solo il cardinal Ferrari, agli inizi del secolo scorso, riuscì ad ottenere parte delle ossa ora collocate in un prezioso tabernacolo
sopra l’altare dei Magi.
qui due collegamenti ad altri post:
http://calogerobonura.wordpress.com/2009/01/05/re-magi/
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Il Santissimo Nome di Gesù


Parrocchia "Nostra Signora della Neve" Bolzaneto ♦

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Il Santissimo Nome di Gesù fu sempre onorato e venerato nella Chiesa fin dai primi tempi, ma solo nel secolo XIV cominciò ad avere culto liturgico. San Bernardino, aiutato da altri confratelli, soprattutto dai beati Alberto da Sarteáno e Bernardino da Feltre, diffuse con tanto slancio e fervore tale devozione che finalmente venne istituita la festa liturgica. Nel 1530 Papa Clemente VII autorizzò l’Ordine francescano a recitare l’Ufficio del Santissimo Nome di Gesù. Giovanni Paolo II ha ripristinato al 3 gennaio la memoria facoltativa nel Calendario Romano.

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Maria SS.ma Madre di Dio


Maria viene considerata madre di ogni uomo che nasce alla vita di Dio, e insieme proclamata e invocata come «Madre della Chiesa». Con gli Orientali, anche noi onoriamo «Mania sempre Vergine, solennemente proclamata santissima Madre di Dio dal Concilio di Efeso, perché Cristo… fosse riconosciuto, in senso vero e proprio, Figlio di Dio e Figlio dell’Uomo».

MARTIROLOGIO
Nell’Ottava di Natale del Signore e nel giorno della sua Circoncisione, solennità della santa Madre di Dio, Maria; i Padri del Concilio di Efeso l’acclamano Theotocos, perché da lei il Verbo prese la carne e il Figlio di Dio abitò in mezzo agli uomini, principe della pace, a cui fu dato il Nome che è al di sopra di ogni nome.

DAGLI SCRITTI…
Dalle “Lettere” di sant’Atanasio, vescovo
Il Verbo ha assunto da Maria la natura umana
Il Verbo di Dio, come dice l’Apostolo, «della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli» (Eb 2, 16. 17) e prendere un corpo simile al nostro. Per questo Maria ebbe la sua esistenza nel mondo, perché da lei Cristo prendesse questo corpo e lo offrisse, in quanto suo, per noi. Perciò la Scrittura quando parla della nascita del Cristo dice: «Lo avvolse in fasce» (Lc 2, 7). Per questo fu detto beato il seno da cui prese il latte. Quando la madre diede alla luce il Salvatore, egli fu offerto in sacrificio. Gabriele aveva dato l’annunzio a Maria con cautela e delicatezza. Però non le disse semplicemente colui che nascerà in te, perché non si pensasse a un corpo estraneo a lei, ma; da te (cfr. Lc 1, 35), perché si sapesse che colui che ella dava al mondo aveva origine proprio da lei. Il Verbo, assunto in sé ciò che era nostro, lo offrì in sacrificio e lo distrusse con la morte. Poi rivestì noi della sua condizione, secondo quanto dice l’Apostolo: Bisogna che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e che questo corpo mortale si vesta di immortalità (cfr. 1 Cor 15, 53). Tuttavia ciò non è certo un mito, come alcuni vanno dicendo. Lungi da noi un tale pensiero. Il nostro Salvatore fu veramente uomo e da ciò venne la salvezza di tutta l’umanità. In nessuna maniera la nostra salvezza si può dire fittizia. Egli salvò tutto l’uomo, corpo e anima. La salvezza si è realizzata nello stesso Verbo. Veramente umana era la natura che nacque da Maria, secondo le Scritture, e reale, cioè umano, era il corpo del Signore; vero, perché del tutto identico al nostro; infatti Maria è nostra è sorella poiché tutti abbiamo origine in Adamo. Ciò che leggiamo in Giovanni «il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14), ha dunque questo significato, poiché si interpreta come altre parole simili. Sta scritto infatti in Paolo: Cristo per noi divenne lui stesso maledizione (cfr. Gal 3, 13). L’uomo in questa intima unione del Verbo ricevette una ricchezza enorme: dalla condizione di mortalità divenne immortale; mentre era legato alla vita fisica, divenne partecipe dello Spirito; anche se fatto di terra, è entrato nel regno del cielo. Benché il Verbo abbia preso un corpo mortale da Maria, la Trinità è rimasta in se stessa qual era, senza sorta di aggiunte o sottrazioni. E’ rimasta assoluta perfezione: Trinità e unica divinità. E così nella Chiesa si proclama un solo Dio nel Padre e nel Verbo.2648

(dalla liturgia della settimana)

 Giornata mondiale della Pacedownload

qui potrete leggere il messaggio del Santo Padre Francesco in occasione della giornata di oggi.

il mio augurio per tutti è che sia un anno ricco di doni

spirituali ♥  buon anno ♥

 

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe


Oggi ricorre questa festa mobile

Con l’espressione Sacra Famiglia, nella dottrina cristiana, si intende la famiglia di Gesù, composta da Gesù stesso, da Maria e da Giuseppe.

Il Natale ci ha già mostrato la Sacra Famiglia raccolta nella grotta di Betlemme, ma oggi siamo invitati a contemplarla nella casetta di Nazareth, dove Maria e Giuseppe sono intenti a far crescere, giorno dopo giorno, il fanciullo Gesù. Possiamo immaginarla facilmente (gli artisti l’hanno fatto spesso) in mille situazioni e atteggiamenti, mettendo in primo piano o la Vergine santa accanto al suo Bambino, o il buon san Giuseppe nella bottega di artigiano dove il fanciullo impara anche il lavoro umano, giocando. Ma possiamo anche intuire l’avvenimento immenso che a Nazareth si compie: poter amare Dio e amare il prossimo con un unico indivisibile gesto! Per Maria e Giuseppe, infatti, il Bambino è assieme il loro Dio e il loro prossimo più caro. Fu dunque a Nazareth che gli atti più sacri (pregare, dialogare con Dio, ascoltare la sua Parola, entrare in comunione con Lui) coincisero con le normali espressioni colloquiali che ogni mamma e ogni papà rivolgono al loro bambino. Fu a Nazareth che gli «atti di culto dovuti a Dio» (quelli stessi che intanto venivano celebrati nel grandioso tempio di Gerusalemme) coincisero con le normali cure con cui Maria vestiva il Bambino Gesù, lo lavava, lo nutriva, assecondava i suoi giochi. Fu allora che cominciò la storia di tutte le famiglie cristiane, per le quali tutto (gli affetti, gli avvenimenti, la materia del vivere) può essere vissuto come sacramento: segno reale e anticipazione di un amore Infinito

tratto da http://www.santiebeati.it/dettaglio/22175