Piazza San Pietro Mercoledì, 23 maggio 2018


Catechesi sulla Confermazione. 

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Veglia Pentecoste 2018


Ieri sera  si è svolta come ogni anno la Veglia di Pentecoste al Santuario di N.S. della Guardia.

L’Arcivescovo  ha detto ai giovani: “Siate protagonisti e non turisti della vita” –
Il nostro arcivescovo ha ripreso le parole del Santo Padre  pronunciate in occasione della sua visita qui al Santuario di Nostra Signora della Guardia  il 27 maggio dello scorso anno.
Ci ha esortato e ricordato di smettere di essere “turisti della vita”, perché “una cosa è guardare la realtà e un’altra è guardare la fotografia”:

Se la nostra vita è una vita da turista, noi guarderemo soltanto le foto e non sapremo la realtà”. Secondo Francesco, “è una tentazione per i giovani essere turisti: guardare la vita con l’occhio di turisti, cioè superficiale, e registrare fotografie per vederla più avanti”. Di qui l’invito a “lasciare l’atteggiamento di turisti per diventare giovani con un compromesso serio con la vita”.
Quindi non è essere turista ma protagonista e chi lo è ha un’attenzione particolare verso tutti gli aspetti della vita.                                              (Papa Francesco)

Poi è seguita una riflessione sull’amore,  pronunciando una frase semplicissima

ma quasi sconcertante:

L’amore non è sentimento.

silenzio e sgomento….e cosa sarà mai allora?

l’amore è IMPEGNO.

Assoluta verità!

se si dovesse fare ciò che si “sente” nella vita …saremmo persi del tutto.

Pensiamo alle coppie: il sentimento del sentire le  farfalle nello stomaco è una sensazione meravigliosa, ma per fortuna finisce, cambia e matura in qualcosa di più grande e completo che è l’impegno….
Immaginate una vita solo di “sentimento”- che povertà senza crescita.

Se una mamma amasse quando si “sente”, ma ve lo immaginate? Quante volte i nostri figli si fanno rimproverare? In quel momento l’istinto ci  porta a provare disappunto ed irritazione,  ed allora si “sentiamo” emozioni in contrasto con l’amorevolezza materna,

ma ciò che ci salva  invece è il sentire  l’amore dell’impegno preso quando ci è stata donata questa bellissima eredità.

Un altro punto che mi ha fatto riflettere sulla nostra attuale società e famiglia è

la scarsa partecipazione dei bambini alla Santa Messa.
Il cardinale ci ha fatto notare che ad esempio in oriente la messa dura quattro o cinque ore, e tra l’altro si sta sempre in piedi- eppure le chiese sono piene di bambini fin da piccoli-
Chiediamoci il perchè noi genitori, catechisti e sacerdoti compresi non riusciamo ad insegnare le cose importanti della vita.

“Indirizza il giovane sulla via da seguire;
neppure da vecchio se ne allontanerà”
(Proverbi 22,6). Educare i figli ad agire bene, fin da piccoli, dà loro un abito interiore che li accompagnerà in ogni momento della loro vita.
“È meglio per lui che gli venga messa al collo
una macina da mulino e sia gettato nel
mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi
piccoli” (Luca 17,2).
Spesso coloro che scandalizzano i figli sono proprio i genitori. Gesù ha avvertito
che in questo c’è grande responsabilità. Dio con i figli ci ha dato un premio, un’eredità,
ma anche la responsabilità di curarli.
“Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà
ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Giovanni 14, 26).
I genitori devono aver fiducia nell’aiuto dello Spirito e ricorrervi sempre, anche
quando si sentono sconfitti, senza più speranza.
“Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate
i vostri figli, perché non si scoraggino” (Colossesi 3, 20 – 21).
I figli devono sapere che un giorno dovranno rendere conto di se stessi a Dio.
Quindi trasmettere loro l’importanza che già ora si confrontino con autorità offerte
loro da Dio. Anche i genitori un giorno dovranno rendere conto dei figli a Dio. I genitori
devono insegnare ai figli l’importanza dell’autorità e dell’obbedienza (fatiche e
aspetti positivi).
“Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di
correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù”
(Filippesi 3,12 ).
Chi non ammette gli errori sta dando una falsa immagine di perfezione. Quando
viene dato il cattivo esempio, nasce nei figli la sfiducia e quindi l’insicurezza, la mancanza di protezione.                     (dal web)

Poi, il cardinale ha concluso con un’importante domanda ai giovani:

Cos’è più importante risplendere o illuminare? —

pensateci e se vi va rispondete qui sotto.
Infine, sul piazzale c’è stata l’accensione del falò accompagnata da alcune letture bibliche e canti.

Inoltre è stato distribuito il sussidio tascabile “Cammino personale di formazione”, una raccolta di Salmi e di citazioni tratte dal Magistero del Cardinale Arcivescovo.33141760_10214425052893778_1706168486956367872_n

È una raccolta dei 150 Salmi (evidenziati graficamente di colore verde) e 150 citazioni tratte dal Magistero del Cardinale Arcivescovo (evidenziate graficamente di colore rosso).
Frasi brevi, raccolte attorno a nove temi che segnano un cammino di progressione formativa e posti come domande, forse quelle che stanno più a cuore alle giovani generazioni (Ascolti il tuo cuore? – Ti prepara alla vita? – Hai fiducia in te e negli altri? – Sei capace di amare? – Cos’è per te credere? – Sai pregare? – Assisti o partecipi all’Eucaristia? – Hai una casa? – Sei una lampada che rischiara?).
“Non devi avere timore di guardarti dentro – scrive rivolto ai giovani il Cardinale Bagnasco nell’introduzione – non c’è cammino di formazione senza verità su di noi. Per questo è necessario lavorare serenamente su te stesso. Tutta la vita è scuola e palestra, perché le età si susseguono e portano novità con cui misurarsi”.
Perché i Salmi? “Ogni frase è un tesoro – scrive ancora l’Arcivescovo – che si vuole svelare a te se non hai paura di stare un po’ in silenzio e da solo. Da solo con Dio che ha parole di vita eterna!”.
E poi la raccolta delle citazioni del Vescovo, “che desidera accompagnarti – a rispettosa distanza – nel tuo cammino di crescita umana e cristiana”.
Ogni frase è soprattutto un messaggio, ma in ognuno può diventare una domanda cui dare risposte sincere.
Il cammino è personale, ma, volendo, può essere condiviso con gli amici e in famiglia.
Si consiglia la lettura ogni giorno di un Salmo e di una frase dell’Arcivescovo in un luogo che aiuti alla riflessione e alla preghiera. La condivisione periodica con un sacerdote dei passi compiuti può aiutare il progredire del cammino di formazione: “Se nel viaggio, poi, – scrive ancora il Cardinale – incontrassi ogni mese un sacerdote per aprire l’anima e confidare i passi compiuti e gli ostacoli, le scoperte e i desideri, allora sarà un aiuto ulteriore. Non temere di disturbare: ci siamo apposta!”.
L’opuscolo è realizzato in formato tascabile (cm 7x cm 10), appositamente per essere sempre a portata di mano.
Per qualunque informazione è possibile contattare il Centro San Matteo (P.zza S. Matteo 3 – tel. 010.2467432 – email: csmatteo@centrosanmatteo.org; http://www.centrosanmatteo.org).
I tascabili potranno essere ritirati dopo il 20 maggio nella Segreteria Organizzativa della Curia (Sig.ra Natalina).

da: chiesa di genova-arcidiocesi

E’ stato un bellissimo momento di preghiera e toccante vedere il nostro Santuario finalmente pieno pieno di giovani e bambini….
ma  a proposito i nostri dov’erano?

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Novena a san Giuseppe


Primo Giorno

 

ascoltami

 

 

San Giuseppe, è lo sposo di Maria e il padre putativo di Gesù, e nella Bibbia è definito come uomo Giusto. Fu dichiarato patrono della Chiesa universale dal beato Pio IX l’8 dicembre 1870.
San Giuseppe, Maria e Gesù bambino sono anche collettivamente riconosciuti come la Sacra Famiglia.

In Matteo 13,55 la professione di Giuseppe viene nominata quando si dice che Gesù era figlio di un “téktón”. Il termine greco téktón è stato interpretato in vari modi. Si tratta di un titolo generico che non si limitava ad indicare i semplici lavori di un falegname ma veniva usato per operatori impegnati in attività economiche legate all’edilizia, in cui si esercitava piuttosto un mestiere con materiale pesante, che manteneva la durezza anche durante la lavorazione, per esempio legno o pietra. Qualche studioso ha ipotizzato che non avesse una semplice bottega artigiana ma un’attività imprenditoriale legata alle costruzioni, dunque in senso stretto non doveva appartenere a una famiglia povera.
Tra gli ebrei dell’epoca, i bambini a cinque anni iniziavano l’istruzione religiosa e l’apprendimento del mestiere del padre, quindi Gesù a propria volta praticò in gioventù il mestiere di falegname.

Giuseppe era un discendente del re Davide ed abitava nella piccola città di Nazaret. Seguendo una tradizione apocrifa Giuseppe, già in età avanzata, si unì ad altri celibi della Palestina, tutti discendenti di Davide, richiamati da alcuni banditori provenienti da Gerusalemme. Il sacerdote Zaccaria aveva infatti ordinato che venissero convocati tutti i figli di stirpe reale per sposare la giovane Maria, futura madre di Gesù che era vissuta per nove anni nel tempio. Per indicazione divina, questi celibi avrebbero condotto all’altare il loro bastone, Dio stesso ne avrebbe poi fatto fiorire uno, scegliendo così il prescelto.
Giuseppe si spostò insieme a Maria dalla città di Nazaret, in Galilea, a Betlemme, in Giudea, a causa di un censimento.

Nel primo Medioevo, insieme a una più ampia devozione mariana, cominciava lentamente a fiorire anche una devozione a san Giuseppe. Il 15 agosto 1989, nel centenario dell’enciclica di Leone XIII, Giovanni Paolo II ha scritto un’esortazione apostolica sulla figura e la missione di san Giuseppe nella vita di Cristo e della Chiesa; essa inizia con le parole Il Custode del Redentore che definiscono il rapporto esistente tra Giuseppe e Gesù.
Giovanni Paolo II afferma apertamente che nella santa Famiglia “Giuseppe è il padre: non è la sua una paternità derivante dalla generazione, possiede in pieno l’autenticità della paternità umana, della missione paterna nella famiglia. Giuseppe ha provveduto a mantenere Gesù a educarlo e a farlo crescere, procurandogli cibo e vestito; da Giuseppe Gesù ha imparato il mestiere, che lo ha qualificato come “il figlio del falegname”.
La Chiesa cattolica ricorda san Giuseppe il 19 marzo con una solennità a lui intitolata. Giuseppe è oggi un modello importante per tutti gli uomini, nel rispetto della donna e dei bambini, nel ruolo del padre amorevole e presente, nel ruolo del marito attento e protettivo e nel ruolo del cristiano capace di seguire la volontà di Dio nell’ obbedienza e nell’ abbandono.

San Giuseppe si può pregare quindi per chiedere aiuto sul Lavoro, in famiglia, sulle Case e per una buona morte.

Carissimo,


Carissimo,
 anche quest’anno è passato il mio compleanno, il Natale.
 In realtà, da molti anni fa (circa 2000) si festeggia il mio compleanno. I primi anni sembrava che avessero capito quanto io ho fatto per loro, però oggi la gente si raduna e si diverte, senza sapere la ragione della festa.
 Un’altra cosa che mi dispiace è che nel giorno del mio compleanno, fanno regali a tutti meno che a me.
 Qualcuno dice: “Come faccio a farti un regalo se nemmeno ti vedo?” Io rispondo: “Lasciami nascere nella tua anima. Non mi mandare via con il peccato. Se desideri vedermi guardami nell’Ostia Santa. Sono venuto per salvarti. A Betlemme mia madre mi teneva fra le sue mani, il sacerdote sull’Altare mi tiene tra le sue. Aiuta i poveri, visita gli ammalati e quelli che sono soli, perdona le offese, pensa ai tuoi fratelli e mi vedrai in ognuno di loro e sarà come se l’avessi fatto a me. Questi sono i regali che mi piacerebbe ricevere”.
 Sono passati 20 secoli ed ogni anno la storia si ripete.Nel migliore dei casi mi vedono come un bambino qualunque, non come Dio fatto uomo-
 Finisco questa lettera sperando di non averti annoiato. Però credimi, anche se hai poco o niente da offrirmi, lasciami entrare nel tuo cuore. Per me sarà il più bel dono che tu mi possa fare.
 Con infinito amore, il tuo miglior amico e il tuo Dio,
 Gesù Bambino