San Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla) Papa 22 ottobre –


OGGI È SAN GIOVANNI PAOLO II

Memoria Facoltativa

  Per ricordare il Pontefice polacco, canonizzato da Francesco il 27 aprile 2014, la Chiesa ha scelto il giorno in cui iniziò il pontificato, il 22 ottobre 1978, quando fece risuonare il suo invito a tutti gli uomini di far entrare Gesù nella vita quotidiana di ciascuno:

“Non abbiate paura: aprire, anzi spalancate le porte a Cristo!”

Annunci

San Luca Evangelista


dal web   Antiochia di Siria – Roma (?) – Primo secolo dopo Cristo

Figlio di pagani, Luca appartiene alla seconda generazione cristiana. Compagno e collaboratore di san Paolo, che lo chiama «il caro medico», è soprattutto l’autore del terzo Vangelo e degli Atti degli Apostoli. Al suo Vangelo premette due capitoli nei quali racconta la nascita e l’infanzia di Gesù. In essi risalta la figura di Maria, la «serva del Signore, benedetta fra tutte le donne». Il cuore dell’opera, invece, è costituito da una serie di capitoli che riportano la predicazione da Gesù tenuta nel viaggio ideale che lo porta dalla Galilea a Gerusalemme. Anche gli Atti degli Apostoli descrivono un viaggio: la progressione gloriosa del Vangelo da Gerusalemme all’Asia Minore, alla Grecia fino a Roma.
Protagonisti di questa impresa esaltante sono Pietro e Paolo. A un livello superiore il vero protagonista è lo Spirito Santo, che a Pentecoste scende sugli Apostoli e li guida nell’annuncio del Vangelo agli Ebrei e ai pagani. Da osservatore attento, Luca conosce le debolezze della comunità cristiana così come ha preso atto che la venuta del Signore non è imminente. Dischiude dunque l’orizzonte storico della comunità cristiana, destinata a crescere e a moltiplicarsi per la diffusione del Vangelo. Secondo la tradizione, Luca morì martire a Patrasso in Grecia.

Luca evangelista3

Patronato: Artisti, Pittori, Scultori, Medici, Chirurghi
Il suo simbolo è il toro (o vitello) alato, perché nel suo Vangelo introduce come primo personaggio Zaccaria, padre del Battista. Costui, essendo sacerdote del tempio, offriva sacrifici di tori.

Buon onomastico!

Sant’Ignazio di Antiochia


Anno  107:

Sant’Ignazio fu il terzo Vescovo di Antiochia, in Siria, cioè della terza metropoli del mondo antico dopo Roma e Alessandria d’Egitto.
Lo stesso San Pietro era stato primo Vescovo di Antiochia, e Ignazio fu suo degno successore: un pilastro della Chiesa primitiva così come Antiochia era uno dei pilastri del mondo antico.
Non era cittadino romano, e pare che non fosse nato cristiano, e che anzi si convertisse assai tardi. Ciò non toglie che egli sia stato uomo d’ingegno acutissimo e pastore ardente di zelo. I suoi discepoli dicevano di lui che era ” di fuoco “, e non soltanto per il nome, dato che ignis in latino vuol dire fuoco.
Mentre era Vescovo ad Antiochia, l’Imperatore Traiano dette inizio alla sua persecuzione, che privò la Chiesa degli uomini più in alto nella scala gerarchica e più chiari nella fama e nella santità.
Arrestato e condannato ad bestias, Ignazio fu condotto, in catene, con un lunghissimo e penoso viaggio, da Antiochia a Roma dove si allestivano feste in onore dell’Imperatore vittorioso nella Dacia e i Martiri cristiani dovevano servire da spettacolo, nel circo, sbranati e divorati dalle belve.
Durante il suo viaggio, da Antiochia a Roma, il Vescovo Ignazio scrisse sette lettere, che sono considerate non inferiori a quelle di San Paolo: ardenti di misticismo come quelle sono sfolgoranti di carità. In queste lettere, il Vescovo avviato alla morte raccomandava ai fedeli di fuggire il peccato; di guardarsi dagli errori degli Gnostici; soprattutto di mantenere l’unità della Chiesa.
D’un’altra cosa poi si raccomandava, scrivendo particolarmente ai cristiani di Roma: di non intervenire in suo favore e di non tentare neppure di salvarlo dal martirio.
“lo guadagnerei un tanto – scriveva – se fossi in faccia alle belve, che mi aspettano. Spero di trovarle ben disposte. Le accarezzerei, anzi, perché mi divorassero d’un tratto, e non facessero come a certuni, che han timore di toccarli: se manifestassero queste intenzioni, io le forzerei “.
E a chi s’illudeva di poterlo liberare, implorava: ” Voi non perdete nulla, ed io perdo Iddio, se riesco a salvarmi. Mai più mi capiterà una simile ventura per riunirmi a Lui. Lasciatemi dunque immolare, ora che l’altare è pronto! Uniti tutti nel coro della carità, cantate: Dio s’è degnato di mandare dall’Oriente in Occidente il Vescovo di Siria! “.
Infine prorompeva in una di quelle immagini che sono rimaste famose nella storia dei Martiri: ” Lasciatemi essere il nutrimento delle belve, dalle quali mi sarà dato di godere Dio. lo sono frumento di Dio. Bisogna che sia macinato dai denti delle belve, affinché sia trovato puro pane di Cristo “.
E, giunto a Roma, nell’anno 107, il Vescovo di Antiochia fu veramente ” macinato ” dalle innocenti belve del Circo, per le quali il Martire trovò espressioni di una insolita tenerezza e poesia: ” Accarezzatele, scriveva infatti, affinché siano la mia tomba e non faccian restare nulla del mio corpo, e i miei funerali non siano a carico di nessuno “.24900 24900Adal web

16 ottobre 1978


il 16 ottobre 1978, alle 18.18, dal comignolo più famoso del mondo uscì una fumata bianca: era stato eletto Karol Wojtyla, 264° papa della Chiesa cattolica di Roma e il primo straniero dopo quasi 500 anni.

Giovanni Paolo II, quando salì al soglio pontificio, aveva solo 58 anni. Morì nel 2005, dopo lunga malattia. CFFB7111DB79B818_2254_3 giovanna-papa

Oggi 15 Ottobre Santa Teresa di Gesù (d’Avila)


  Nata nel 1515, fu donna di eccezionali talenti di mente e di cuore. Fuggendo da casa, entrò a vent’anni nel Carmelo di Avila, in Spagna. Faticò prima di arrivare a quella che lei chiama la sua  «conversione», a 39 anni. Ma l’incontro con alcuni direttori spirituali la lanciò a grandi passi verso la perfezione. Nel Carmelo concepì e attuò la riforma che prese il suo nome. Unì alla più alta contemplazione un’intensa attività come riformatrice dell’Ordine carmelitano. Dopo il monastero di San Giuseppe in Avila, con l’autorizzazione del generale dell’Ordine si dedicò ad altre fondazioni e poté estendere la riforma anche al ramo maschile. Fedele alla Chiesa, nello spirito del Concilio di Trento, contribuì al rinnovamento dell’intera comunità ecclesiale. Morì a Alba de Tormes (Salamanca) nel 1582. Beatificata nel 1614, venne canonizzata nel 1622. Paolo VI, nel 1970, la proclamò Dottore della Chiesa.  Memoria di santa Teresa di Gesù, vergine e dottore della Chiesa: entrata ad Ávila in Spagna nell’Ordine Carmelitano e divenuta madre e maestra di una assai stretta osservanza, dispose nel suo cuore un percorso di perfezionamento spirituale sotto l’aspetto di una ascesa per gradi dell’anima a Dio; per la riforma del suo Ordine sostenne molte tribolazioni, che superò sempre con invitto animo; scrisse anche libri pervasi di alta dottrina e carichi della sua profonda esperienza.

buon onomastico a chi porta questo nome

 fonte dal web

San Romolo di Genova Vescovo13 ottobre


 Non vi sono notizie certe sul tempo in cui visse, ma per deduzione si può pensare che sia stato nel sec. V perché l’ “Archa Tophea” in cui il Santo fu deposto e di cui si parla in un’unica biografia anonima del X sec. è una forma di sarcofago usato in Liguria appunto nel V secolo. Succedette sulla cattedra vescovile genovese ai gloriosi s. Felice e s. Siro. Nota caratteristica del suo ministero pastorale fu la bontà “sembrava più un padre che un signore…. era il padre dei poveri….” vero competente per eliminare discordie di ogni genere. Trovandosi a visitare l’estrema parte della Liguria Occidentale che allora faceva parte della Diocesi di Genova, precisamente ‘Matuta’ odierna Sanremo, fu colto dalla morte e venne sepolto nella chiesa di s. Siro, divenendo subito oggetto di grande venerazione per i prodigi operati. Secondo la tradizione locale sanremese, Romolo aveva ricevuto una educazione nella terra di Matuta, fu quindi eletto vescovo di Genova e in seguito per sfuggire agli invasori longobardi si ritirò in stretta penitenza nell’entroterra di Matuta in una zona chiamata ancor oggi di s. Romolo in una grotta detta ‘bauma’, divenuta poi luogo di pellegrinaggio, dove sarebbe morto. Durante l’episcopato a Genova di Sabatino (930) a causa delle scorrerie dei saraceni lungo la Riviera di Ponente, le reliquie del santo furono traslate solennemente e sotto scorta via mare a Genova e deposte nella Cattedrale di s. Lorenzo dove nel 1188 fu fatta una ricognizione canonica. Durante tutto l’Alto Medioevo il Santo fu venerato come patrono speciale di Matuta (Sanremo), si raccontano un gran numero di fatti prodigiosi attribuitagli per la difesa di quella terra dagli invasori stranieri, pertanto fu rappresentato vestito da vescovo e con una spada sguainata in mano. Dal secolo XI Matuta cambiò il nome con il suo: Sanromolo divenendo poi verso il XV sec. Sanremo probabilmente da una derivazione dialettale. Fu molto venerato a Genova e dopo s. Siro fu il vescovo con il maggior culto tributato. La sua festa si celebrava un tempo il 13 ottobre, per tradizione data della sua morte, ma oggi l’arcidiocesi di Genova lo commemora il 6 novembre, insieme ai santi vescovi Valentino e Felice.

 

 dal web-

S. Alessandro Sauli, Vescovo


Alessandro Sauli, figlio dei nobili genovesi Domenico e Tommasina Spinola, nacque a Milano il 15 febbraio 1534.
Ancora bambino venne ammesso nel seguito dell’imperatore Carlo V come paggio. All’età di diciassette anni decise di entrare tra i Chierici Regolari di S. Paolo (ordine fondato dal santo cremonese Antonio Maria Zaccaria – 1497/1546), detti Barnabiti perché residenti presso la chiesa milanese di San Barnaba).
« Domando di essere accolto », dice, « per abbandonarmi totalmente nelle mani dell’obbedienza ». Nel segno dell’obbedienza, del resto, si espone ad una prova tra le più sgradevoli: compare nella piazza dei mercanti vestito da nobile, ma portando sulle spalle una pesante croce. Si umilia, insomma, a dar spettacolo, esponendosi allo scandalo e alla beffa. Dà inizio, così ad una consuetudine: « Da allora, “portar la croce” fa parte delle nostre tradizioni familiari. È una delle più care e indimenticabili, perché ogni barnabita inizia il proprio anno di noviziato portando la croce dalla comunità alla chiesa » (P. Luis Origlia Roasio).
Dopo gli studi istituzionali compiuti a Pavia, venne ordinato sacerdote il 24 marzo 1556: trascorse gli anni successivi tra Pavia, dove fu professore di teologia e filosofia, e Milano, dove svolse servizio pastorale, guadagnandosi la fama di grande predicatore (fu scelto come confessore dai cardinali Carlo Borromeo e da Niccolò Sfondrati, il futuro Pp Gregorio XIV (1590-1591).
Fu uno dei più stretti collaboratori dell’arcivescovo Borromeo per la sua opera di riforma della diocesi e, nel 1567, venne eletto Superiore Generale del suo ordine.
Il 10 febbraio 1570, dietro suggerimento del Borromeo, S. Pio V (Antonio Michele Ghislieri, 1566-1572), lo elesse vescovo della diocesi corsa di Aleria e ricevette la consacrazione episcopale dal suo mentore. Si impegnò per la riorganizzazione religiosa della diocesi con l’introduzione delle riforme del Concilio di Trento in materia di disciplina del clero e con la promozione delle missioni popolari per la formazione catechistica dei laici.
Rimase in Corsica per oltre vent’anni ed il 20 ottobre 1591 venne trasferito alla più prestigiosa sede di Pavia: si spense solo un anno dopo, l’11 ottobre 1592, durante una visita pastorale a Calosso d’Asti; il corpo ritornò poi a Pavia, dove fu inumato in cattedrale.
Fu proclamato beato il 23 aprile 1741 da Pp Benedetto XIV (Prospero Lorenzo Lambertini, 1740-1758) e canonizzato l’11 dicembre 1904 da S. Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto, 1903-1914).
Significato del nome Alessandro : “Protettore di uomini” (greco).

dal web-1376999_743981678961264_1927300565_n

oggi Sant’Ugo da Genova


Ugo Canefri o Sant’Ugo da Genova, santo6618smallfu un nobile crociato italiano che dedicò quasi tutta la sua vita alla cura degl’infermi in Genova. Canefri nacque probabilmente nel 1148 dalla famiglia alessandrina dei conti Canefri, signori di Gamondio (l’attuale Castellazzo Bormida), Fresonara e Borgo Rovereto.
Partecipò alla terza crociata assieme a Corrado del Monferrato ed a Guala Bicchieri console di Vercelli.
Entrò nell’Ordine di Malta e, poco più che ventenne, fu destinato all’Ospedale della Commenda di San Giovanni di Pré a Genova. Abbandonò così l’armatura per vestire il camice di infermiere. Prestò servizio per oltre cinquant’anni.
La tradizione gli attribuisce diversi miracoli legati all’acqua: avrebbe fatto scaturire una sorgente da una roccia per permettere di lavare gli indumenti degli ammalati poveri, tramutato l’acqua in vino e salvato una nave in pericolo di naufragio.
Poco dopo la morte, avvenuta nel 1233 verso gli 85 anni (se lo si considera nato nel 1148), venne beatificato e quindi canonizzato

Il suo culto è particolarmente sentito ad Alessandria, Genova e presso l’Ordine di Malta.
La sua Memoria liturgica ricorre l’8 ottobre.

dal web

San Bruno


Bruno di Colonia (Colonia, 1030 – Serra San Bruno, 6 ottobre 1101) è stato un santo e monaco tedesco, fondatore dell’Ordine dei certosini. Viene chiamato anche Brunone (forma latinizzata) e viene definito a volte, ma impropriamente, abate o sacerdote.537260_403260459796125_111781900_n

Ancora giovane andò a Reims, dove fin dal 1057 il vescovo Gervasio gli affidò la direzione della scuola di cui era stato allievo. Nel 1076 lasciò i suoi incarichi nella scuola e nella cancelleria e fu costretto a cercare rifugio presso il conte Ebal di Roucy, a causa del dissidio col vescovo Manasse di Gournay, che lui aveva accusato di simonia. Poté tornare in Francia solo nel 1080 quando Manasse fu deposto da apposito concilio.

In quegli anni difficili nacque la sua vocazione alla vita monastica. In una lettera Bruno racconta quell’inizio fervoroso. Egli e due suoi amici, accesi d’amor divino, nel giardino di un certo Adamo avevano fatto voto di consacrarsi a Dio.
Rientrato in Francia, si recò all’eremo di Molesme, sotto la guida di San Roberto. Successivamente, con sei compagni, cercò un luogo solitario per erigervi un suo monastero, ottenendo il terreno necessario dal vescovo di Grenoble, Ugo di Châteauneuf, spinto egli stesso e guidato da una visione avuta in sogno: sette stelle che indirizzavano sette pellegrini a una valle solitaria nel cuore del massiccio che all’epoca si chiamava «Cartusia» (donde il nome italiano di «Certosa» e francese di «Chartreuse») nel Delfinato.

Il primo monastero fu fondato nell’estate dell’anno 1084, verso la festa di san Giovanni Battista, in una zona montana e boschiva, a 1175 m di altitudine. I lavori di costruzione cominciarono subito e proseguirono rapidamente. La chiesa fu l’unico edificio in pietra: condizione indispensabile per la sua consacrazione, che avvenne il 2 settembre 1085 per il ministero del vescovo Ugo e sotto il patrocinio della Madonna e del Battista.
Ma sei anni dopo Urbano II, già suo alunno alla scuola di Reims, lo convocò a Roma, al servizio della Santa Sede. Bruno non poteva declinare l’invito del Papa e dovette quindi abbandonare il deserto e i compagni.

Quando Bruno obbedì alla chiamata del Papa, previde che la sua giovane comunità di Certosa avrebbe sofferto molto del suo allontanamento, ed infatti i suoi confratelli, reputando di non poter continuare senza la sua guida la vita che con lui avevano abbracciata, si dispersero.
Bruno da Roma riuscì tuttavia a convincerli a riprendere la «via del deserto» e sotto la direzione di Landuino, da lui indicato come superiore, il gruppo si riunì di nuovo nell’eremo abbandonato. Ma l’anima di Bruno, ormai abituata alla preghiera solitaria e al colloquio continuo con il Signore, non si trovò a suo agio nell’ambiente della corte pontificia dell’epoca; ancor meno nelle distrazioni provocate dai suoi compiti. Da qui la sua grande nostalgia il suo monastero in luogo desertico silenzioso.
Quando Urbano II fuggì da Roma, in seguito all’invasione dei territori pontifici da parte dell’imperatore tedesco Enrico IV ed alla elezione dell’antipapa Guiberto, Bruno si trasferì con la corte papale nell’Italia meridionale. Su proposta del papa Urbano i canonici di Reggio Calabria lo elessero arcivescovo, ma egli declinò la mitra per amore della sua vocazione contemplativa e con il desiderio di ritrovare al più presto la solitudine. In seguito richiese e ottenne il permesso di ritirarsi in solitudine negli stati normanni, recentemente conquistati dal conte Ruggero d’Altavilla, raggiungendo così il suo scopo.
In Calabria il conte Ruggero gli offrì un territorio nella località chiamata Torre, l’attuale Serra San Bruno, a 790 metri di altitudine, nel cuore della Calabria «Ulteriore», l’attuale Calabria centro-meridionale.
Ivi Bruno fondò l’eremo di Santa Maria, mentre a poco meno di 2 km più a valle – ove sorge l’attuale certosa – fondava per i fratelli conversi il monastero di Santo Stefano.
Egli descrisse la natura del luogo ricevuto in dono in una lettera indirizzata a Rodolfo il Verde, uno dei due compagni che fecero insieme a lui, nel giardino di Adamo, il voto di consacrarsi alla vita monastica:
« In territorio di Calabria, con dei fratelli religiosi, alcuni dei quali molto colti, che, in una perseverante vigilanza divina attendono il ritorno del loro Signore per aprirgli subito appena bussa, io abito in un eremo abbastanza lontano, da tutti i lati, dalle abitazioni degli uomini. Della sua amenità, del suo clima mite e sano, della pianura vasta e piacevole che si estende per lungo tratto tra i monti, con le sue verdeggianti praterie e i suoi floridi pascoli, che cosa potrei dirti in maniera adeguata? Chi descriverà in modo consono l’aspetto delle colline che dolcemente si vanno innalzando da tutte le parti, il recesso delle ombrose valli, con la piacevole ricchezza di fiumi, di ruscelli e di sorgenti? Né mancano orti irrigati, né alberi da frutto svariati e fertili »
Bruno ottenne il terreno mediante un atto steso a Mileto nel 1090. Arrivato nell’alta valle del fiume Ancinale, nelle vicinanze di Spadola (unico abitato allora esistente), ne seguì il corso verso una sorgente che si perdeva in un dedalo di piccole valli, di burroni e dirupi, dietro la radura di Santa Maria. Proprio in questa radura egli trovò «una buona fontana». Vicino alla stessa fontana vi era una piccola grotta e San Bruno si rallegrò d’aver trovato il luogo ideale per una fondazione monastica. Egli cominciò, quindi, ad organizzare i gruppi ed a fissare la loro rispettiva dimora: i padri, nella conca e radura del bosco (Eremo di Santa Maria); i fratelli, con i servizi domestici, a circa due chilometri di distanza, nel monastero di Santo Stefano, destinato anch’esso a ricevere coloro che non potevano seguire completamente le regole del deserto.
Più tardi, attorno al 1094, quando il conte Ruggero gli assegnò il guardaboschi Mulè (con figli), Bruno fece in modo che gli operai, parte dei quali sposati, si stabilissero a una certa distanza dai monaci, perché questi fossero da loro nettamente separati. Sorsero così le prime abitazioni che furono all’origine del paese di Serra.
Bruno, riprendendo il genere di vita che aveva condotto in Francia, trascorse così, nell’eremo di Santa Maria e nella vita contemplativa in solitudine, gli ultimi dieci anni della sua esistenza.
Avvenne in questo periodo una memorabile visita, l’incontro di Bruno con Landuino, il suo successore nel governo della comunità della Certosa francese, che intraprese un lungo e faticoso viaggio per incontrarsi con il fondatore dei certosini.

Nel giugno 1101 morì il conte Ruggero, assistito da san Bruno. Poco tempo dopo, la domenica 6 ottobre dello stesso anno, morì pure Bruno, circondato dai confratelli accorsi dalle case dipendenti da Santa Maria del Bosco.

Il papa Leone X autorizzò, il 19 luglio 1514, il culto di san Bruno, con una sentenza orale (vivae vocis oraculo), e il 17 febbraio 1623 Gregorio XV ne estese il culto alla Chiesa universale, da celebrarsi nell’anno liturgico il giorno 6 ottobre.

fonte:wikipedia.org