San Josemaria Escrivá de Balaguer Sacerdote, Fondatore dell’Opus Dei


Barbastro, Spagna, 9 gennaio 1902 – Roma, 26 giugno 1975
osemaría Escrivá nacque a Barbastro (Spagna) il 9 gennaio 1902. Fra i 15 e i 16 anni cominciò ad avvertire i primi presentimenti di una chiamata divina, e decise di farsi sacerdote. Nel 1918 iniziò gli studi ecclesiastici nel Seminario di Logroño, e dal 1920 li proseguì nel Seminario S. Francesco di Paola, a Saragozza, dove dal 1922 svolse mansioni di “Superiore”. Nel 1923 iniziò gli studi di Legge nell’Università di Saragozza, col permesso dell’Autorità ecclesiastica, senza che ciò ostacolasse gli studi teologici. Ricevette il diaconato il 20 dicembre 1924, e fu ordinato sacerdote il 28 marzo 1925.
Nella primavera del 1927, sempre col permesso dell’Arcivescovo, si trasferì a Madrid, dove si prodigò in un instancabile lavoro sacerdotale in tutti gli ambienti, dedicandosi anche ai poveri e ai malati delle borgate, specie agli incurabili e ai moribondi degli ospedali. Divenne cappellano del “Patronato per i malati”, iniziativa assistenziale delle Dame Apostoliche del Sacro Cuore, e fu docente in un’Accademia universitaria. Frattanto continuava gli studi e i corsi di dottorato in Legge, che a quell’epoca si tenevano solo nell’Università di Madrid.
Il 2 ottobre del 1928 il Signore gli fece vedere con chiarezza l’Opus Dei. Da quel giorno il fondatore dell’Opus Dei si dedicò, con grande zelo apostolico per tutte le anime, a compiere la missione che Dio gli aveva affidato. Il 14 febbraio del 1930 iniziò l’apostolato dell’Opus Dei con le donne. Nel 1934 fu nominato Rettore del Patronato di Santa Elisabetta.
Il 14 febbraio 1943 fondò la Società sacerdotale della Santa Croce, inseparabilmente unita all’Opus Dei, che, oltre a permettere l’ordinazione sacerdotale di membri laici dell’Opus Dei e la loro incardinazione al servizio dell’Opera, avrebbe più tardi consentito pure ai sacerdoti incardinati nelle diocesi di condividere la spiritualità e l’ascetica dell’Opus Dei, cercando la santità nell’ esercizio dei doveri ministeriali, pur restando alle esclusive dipendenze del rispettivo Ordinario diocesano.
Nel 1946 si trasferì a Roma, dove rimase fino alla fine della vita. Da Roma stimolò e guidò la diffusione dell’Opus Dei in tutto il mondo, prodigando tutte le sue energie nel dare agli uomini e alle donne dell’Opera una solida formazione dottrinale, ascetica e apostolica. Alla morte del fondatore l’Opus Dei contava più di 60.000 membri, di 80 nazionalità.
Monsignor Escrivá fu Consultore della Pontificia Commissione per l’interpretazione autentica del Codice di Diritto canonico e della Sacra Congregazione per i Seminari e le Università; Prelato onorario di Sua Santità e membro onorario della Pontificia Accademia teologica romana, è stato anche Gran Cancelliere delle Università di Navarra (Spagna) e Piura (Perù) .
San Josemaría Escrivá è morto il 26 giugno 1975. Da anni offriva la sua vita per la Chiesa e per il Papa. Fu sepolto nella Cripta della chiesa di S. Maria della Pace, a Roma.
La fama di santità che già ebbe in vita si è diffusa, dopo la sua morte, in tutti gli angoli della terra, come dimostrano le molte testimonianze di favori spirituali e materiali attribuiti all’intercessione del fondatore dell’Opus Dei; fra di essi si registrano anche guarigioni clinicamente inesplicabili. Numerosissime sono anche state le lettere provenienti dai cinque continenti, fra le quali si annoverano quelle di 69 cardinali e di circa 1.300 vescovi – più di un terzo dell’episcopato mondiale – che chiedevano al Papa l’apertura della Causa di Beatificazione e Canonizzazione di Josemaría Escrivá. La causa si è aperta nel febbraio del 1981. Conclusi tutti i necessari tramiti giuridici, la beatificazione del fondatore dell’Opus Dei è stata celebrata il 17 maggio 1992. Il 6 ottobre 2002 è stato canonizzato nel corso di una solenne cerimonia presieduta dal Santo Padre Giovanni Paolo II, in piazza San Pietro alla presenza di oltre 300 mila fedeli provenienti da tutto il mondo.59650
Dal 21 maggio 1992 il corpo del beato Josemaría Escrivá riposa nell‚altare della chiesa prelatizia di S. Maria della Pace, nella sede centrale della Prelatura dell’Opus Dei, costantemente accompagnato dalla preghiera e dalla gratitudine delle tante persone di tutto il mondo che si sono avvicinate a Dio attratte dall‚esempio e dagli insegnamenti del fondatore dell’Opus Dei e dalla devozione di quanti ricorrono alla sua intercessione.
Fonte:
Ufficio Informazioni dell’Opus Dei

24 GIUGNO : NATIVITA’ DI SAN GIOVANNI BATTISTA


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PROFETA E MARTIRE .san-giovanni-battista1

Ain Karem, Giudea – † Macheronte? Transgiordania, I secolo
Giovanni Battista è l’unico santo, oltre la Madre del Signore, del quale si celebra con la nascita al cielo anche la nascita secondo la carne. Fu il più grande fra i profeti perché poté additare l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. La sua vocazione profetica fin dal grembo materno è circondata di eventi straordinari, pieni di gioia messianica, che preparano la nascita di Gesù. Giovanni è il Precursore del Cristo con le parole con la vita. Il battesimo di penitenza che accompagna l’annunzio degli ultimi tempi è figura del Battesimo secondo lo Spirito. La data della festa, tre mesi dopo l’annunciazione e sei prima del Natale, risponde alle indicazioni di Luca. (Mess. Rom.)

Patronato: Monaci

Emblema: Agnello, ascia

Martirologio Romano: Solennità della Natività di san Giovanni Battista, precursore del Signore: già nel grembo della madre, ricolma di Spirito Santo, esultò di gioia alla venuta dell’umana salvezza; la sua stessa nascita fu profezia di Cristo Signore; in lui tanta grazia rifulse, che il Signore stesso disse a suo riguardo che nessuno dei nati da donna era più grande di Giovanni Battista.

Il Santo Del Calendario Di Oggi: 11 Giugno – S. Barnaba Apostolo


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San_Barnaba_GGiuseppe, chiamato dagli Apostoli Bàrnaba, che vuol dire figlio di consolazione, levita, nativo di Cipro, aveva un podere; lo vendette e, preso il prezzo, lo depose ai piedi degli apostoli». Così ce lo presentano gli Atti degli Apostoli. Fonti antiche riferiscono che Barnaba, chiamato apostolo dagli stessi Atti, pur non appartenendo ai Dodici, sarebbe stato uno dei settantadue discepoli di cui parla il Vangelo.  Comunque una figura di primo piano nella fervente comunità cristiana, fiorita a Gerusalemme dopo la Pentecoste. Barnaba era tenuto in grande considerazione dagli apostoli, che lo scelsero per l’evangelizzazione di Antiochia.
Barnaba è l’uomo delle felici intuizioni. Ad Antiochia avvertì immediatamente che quello era un terreno adatto alla semina della parola di Dio. Andò a riferire a Gerusalemme e domandò il benestare per prendere con sé il neoconvertito Saulo, prelevandolo nel suo ritiro di Tarso. Ebbe così inizio il loro straordinario sodalizio. Dopo un anno di lavoro, avevano operato tante conversioni da «far notizia», come si direbbe oggi in gergo giornalistico. « Per la prima volta – si legge negli Atti – i discepoli presero il nome di cristiani in Antiochia ».Saulo, che ora preferiva farsi chiamare col nome romano di Paolo, e Barnaba, paghi di aver aperto la breccia all’annuncio evangelico tra i pagani, partirono verso altri lidi. Prima tappa: Cipro, patria di Barnaba, che s’era portato dietro il giovane cugino Giovanni Marco, il futuro evangelista. Un’altra scelta felice, anche se più tardi, all’inizio del secondo e più rischioso viaggio missionario il giovane ebbe dei ripensamenti e Paolo non giudicò opportuno modificare il programma, preferendo separarsi dallo stesso Barnaba, che rimase a Cipro.

Paolo e Barnaba, due differenti personalità, che si completavano a vicenda. A Listri, in Licaonia, al termine del primo viaggio missionario, durante la predica Paolo aveva notato la presenza di un povero storpio. «Alzati e cammina», gli aveva detto, operando il prodigio. « La folla nel vedere quello che Paolo aveva fatto si mise a gridare: Gli dèi in forma umana sono scesi tra noi! E Barnaba lo chiamavano Giove, e Paolo Mercurio, perché dei due era il più eloquente ». A Barnaba venne attribuita la paternità della Lettera paolina agli Ebrei e di un altro scritto, denominato Il Vangelo di Barnaba, ora perduto. Non si hanno notizie di lui dopo la separazione da Paolo. Scritti apocrifi parlano di un suo viaggio a Roma e del suo martirio, avvenuto verso il 70, a Salamina per mano dei Giudei della diaspora, che lo avrebbero lapidato.

Il santo di oggi : Antonio Maria Gianelli-


Antonio Maria Gianelli, vescovo di Bobbio e fondatore delle Figlie di Maria SS. dell’Orto, nacque a Cereta, frazione di Carro in provincia di La Spezia, il 12 aprile 1789, domenica di Pasqua. I genitori, poveri contadini, lo avviarono ben presto al lavoro dei campi ma un’amica di famiglia, Nicoletta Rebizzo, conoscendo l’intelligenza del ragazzo che col passare degli anni aveva manifestato segni evidenti di vocazione al sacerdozio, lo condusse a Genova presentandolo all’arcivescovo cardinale Giuseppe Spina e favorendone l’entrata in seminario. Il diciannovenne Antonio si mise subito in luce per la sua condotta esemplare, caratterizzata da una profonda pietà eucaristica e da una filiale devozione alla Madonna. Anche negli studi il profitto era eccellente, al punto che l’arcivescovo lo ammise al suddiaconato prima che iniziasse il corso di teologia e, colpito dalla sua facilità di parola, gli consentì di predicare e grazie a una speciale dispensa, lo ordinò sacerdote il 23 maggio 1812 a soli 23 anni. In seguito lo nominò coadiutore di S. Matteo, la celebre abbazia dei Doria e due anni dopo lo mandò a insegnare lettere a Carcare, provincia di Savona, nel collegio degli Scolopi, dove il giovane prete si schierò a favore del metodo educativo preventivo. Nel frattempo si era iscritto alla Congregazione dei Missionari Suburbani, istituita nel 1713, per specializzarsi nella predicazione popolare. Ma nel 1816, resasi vacante la cattedra di retorica nel seminario, Antonio vi fu destinato e lì ebbe tra i suoi alunni il futuro arcivescovo genovese mons. Magnasco e il venerabile Giuseppe Frassinetti, fondatore dei Figli dell’Immacolata. Il tempo libero degli impegni scolastici egli lo impiegava nella predicazione, nella confessione e nella direzione spirituale di vari istituti religiosi.
Dal 1821 al 1826, come direttore della Confraternita della Santa Croce, ebbe modo di aiutare persone di ogni condizione sociale. Il suo zelo non sfuggì all’attenzione del nuovo arcivescovo mons. Luigi Lambruschini (futuro cardinale e Segretario di Stato di Gregorio XVI) che gli affidò la parrocchia di San Giovanni Battista a Chiavari, città che allora non era diocesi ma faceva parte di quella genovese. Nel comunicargli l’incarico, il prelato gli disse: «Fate conto d’intraprendere una missione non di pochi giorni, ma di dieci o dodici anni». E nella lettera inviata ai chiavaresi per annunciare l’arrivo del nuovo parroco, scrisse: «Vi mando il più bel fiore del mio giardino».
Erano tempi difficili, quelli, per la diffusione che avevano avuto le idee rivoluzionarie e il Gianelli si inserì attivamente nel gruppo dei cattolici che lavoravano per una “seconda controriforma” promuovendo una più adeguata formazione del clero, reintroducendo nei seminari la Summa Theologiae di san Tommaso d’Aquino come testo di dogmatica e, per lo studio della morale, le opere di S. Alfonso de’ Liguori. Nel 1827 fondò una piccola congregazione missionaria di Liguoriani (che però non gli sopravvisse) con il compito di predicare gli esercizi al clero e le missioni al popolo. Nello stesso anno, aderì alla Società Economica, fondata a Chiavari dal patrizio genovese Stefano Rivarola con scopi culturali e di beneficenza; e poiché essa manteneva un ospizio per orfanelle, egli affidò la direzione di quest’opera alle “Signore della Carità”, da lui istituite con criteri che fanno di lui un precursore dell’apostolato sociale femminile. Fu questo un primo passo verso la fondazione delle “Figlie di Maria Santissima dell’Orto “ (che il popolo chiamò poi “Gianelline”): all’inizio del 1829 egli condusse dodici sue penitenti a far vita comune in una piccola casa con il compito di istruire la gioventù e di curare i malati negli ospedali e nei lazzaretti; la comunità si ingrandì e le Figlie, dopo aver aperto una scuola per fanciulle povere, presero la direzione dell’Ospedale civico e poi dell’Ospizio di Carità e Lavoro e, nel 1835, dell’Ospedale di La Spezia. In quello stesso anno infuriò anche in Liguria l’epidemia del colera e l’arciprete Gianelli, per chiedere al Signore che la città fosse risparmiata dal flagello, organizzò una processione di penitenza con il crocifisso venerato nella parrocchia con la partecipazione di tutta la popolazione che, cantando e pregando, raggiunse il santuario della Madonna dell’Orto. Mentre il santo predicava sul piazzale antistante, uno stuolo di rondini scese volteggiando attorno al crocifisso e questo fu interpretato come una risposta positiva del Cielo: il crocifisso rimase esposto per ottanta giorni, al termine dei quali si fece un’altra processione per ringraziare Dio di avere preservato la città dal morbo.
Come riconoscimento dell’indefesso zelo apostolico arrivò al Gianelli la nomina a vescovo di Bobbio. La piccola diocesi, legata alla memoria del suo patrono san Colombano, era rimasta vacante per anni dopo la soppressione avvenuta durante l’occupazione francese. Prima di prenderne possesso, il nuovo pastore distribuì ai poveri i proventi che gli spettavano come arciprete di Chiavari, e continuò nel suo metodo di vita basato sulla semplicità e sulla povertà: il suo alloggio era composto di due soli locali, una camera per la notte e un piccolo studio dove riceveva le persone. Per rendere efficace il suo ministero, oltre alla incessante preghiera per la conversione dei peccatori, faceva penitenza, indossava il cilicio e spesso si flagellava. Cominciò subito con la visita pastorale, che non si faceva da diciannove anni e lui per tre volte percorse tutta la diocesi, togliendo abusi, favorendo la predicazione, regolando l’insegnamento del catechismo e sollecitando l’amministrazione dei sacramenti; inoltre tenne due sinodi, riorganizzò il seminario negli studi e nella disciplina. Non esitò a rimuovere ecclesiastici indegni. Di grande aiuto furono al vescovo le Figlie di Maria SS. dell’Orto, da lui chiamate a Bobbio per dirigere l’ospedale cittadino, ridotto in condizioni precarie, e più tardi anche le scuole femminili, che mancavano di locali e di insegnanti.
Grande amarezza gli procurò Cristoforo Bonavino, da lui stesso chiamato a Bobbio e ordinato sacerdote. Costui purtroppo, dopo essere entrato fra gli Oblati di Sant’Alfonso creati dal Gianelli per la riforma del clero, apostatò e con lo pseudonimo di Ausonio Franchi arrivò a dichiararsi «maestro di ateismo» entrando nella massoneria. Prima di morire incontrerà il beato Tommaso Reggio, arcivescovo di Genova che era stato suo compagno di seminario, e tornerà alla fede, riprendendo a celebrare la Messa. Ed ecco che cosa dirà di mons. Gianelli: «La sua vita può dirsi che fosse un atto continuo e perpetuo di fede, di speranza e di carità verso il prossimo. Tutte le sue azioni, come tutte le sue parole,tutti i suoi pensieri, come tutti i suoi affetti, avevano un solo e stesso principio, un solo e stesso fine: la gloria di Dio e la salute delle anime». Stroncato dalle fatiche del suo incessante ministero, il santo si recò a Piacenza per un periodo di riposo, ospite del vescovo locale, ma si ammalò gravemente e il 7 giugno morì in seguito a un attacco di apoplessia. Pio XI lo beatificò nel 1925 e Pio XII lo canonizzò il 21 ottobre 1951. L’Istituto delle Figlie di Maria SS. dell’Orto si sviluppò rapidamente in Italia, approdando poi in tutta l’America Latina, in Palestina e in vari Paesi d’Europa.

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Beata Speranza di Gesù (Maria Josefa Alhama Valera)


Dalla cattolica Spagna ci proviene questa splendida figura di fondatrice di Congregazioni religiose, oggi rigogliose famiglie distinte in sei modalità di appartenenza. Maria Giuseppa Alhama Valera, prima di nove figli, nacque a Santomera (Murcia, Spagna) il 29 settembre 1893, il padre José Antonio era un bracciante agricolo e la madre Maria del Carmen, casalinga. 970399_10153017892265556_776831628_n
Crebbe nella povertà della famiglia, molto intelligente suscitò il suggerimento di un vicino della baracca dove abitavano, di affidare la bambina al parroco di Santomera, i genitori acconsentirono e Maria Giuseppa andò nella casa di don Manuel Allaga, che viveva con due sorelle, qui ricevette un po’ d’istruzione senza frequentare nessuna scuola e imparò i lavori domestici; rimase con loro fino ai 21 anni, quando nel 1914 partì per farsi religiosa. 
Dopo una prima esperienza, risultata negativa, fra le suore addette agli ammalati, su consiglio del vescovo di Murcia, entrò nell’Istituto delle Figlie del Calvario di semiclausura, fondate nel 1863, qui emise i voti il 15 agosto 1916 assumendo il nome di Speranza di Gesù Agonizzante. 
Questa Istituzione però composta di sette suore anziane, presentava incerte prospettive per il futuro, per cui nel 1921 si decise per una fusione con le religiose dell’Immacolata o Missionarie Claretiane, fondate nel 1855 da s. Antonio Maria Claret, anch’esse dedite all’educazione cristiana. 
Dopo un corso di esercizi spirituali il 19 novembre 1921, cinque suore fra cui Speranza di Gesù, emisero i voti perpetui e lei si chiamò Esperanza di Santiago. Trascorse in questa Congregazione nove intensi anni, svolgendo diverse mansioni quali, sacrestana, portinaia, economa, assistente delle bambine; in quegli anni si accentuarono in lei fenomeni non comuni, che attiravano l’attenzione delle consorelle e di personalità spagnole ed estere, fu affidata alla guida dei più noti direttori spirituali dell’epoca. 
Sin da quando aveva 12 anni ebbe in visione Santa Teresa del Bambino Gesù, che l’esortava a diffondere nel mondo la devozione all’Amore Misericordioso, come aveva fatto lei; da religiosa dagli anni Venti, collaborò con il domenicano padre Juan González Arintero, a diffondere questa devozione; nei suoi scritti manteneva l’anonimato firmandosi “Sulamitis”. 
Trasferita nella casa di Vicalvaro-Madrid dal 30 novembre 1921, nell’anno successivo cominciò ad avere problemi di salute, una sofferenza che non le dava tregua e fu più volte in punto di morte. Nel 1930 lasciò le Missionarie Claretiane per adempiere l’idea di avere una Casa propria, dove poter svolgere senza restrizioni, la sua missione verso i poveri. 
Prima fondò il collegio di “Nuestra Señora de la Esperanza” a Madrid e poi consigliata dal suo direttore spirituale, diede vita a nuove Congregazioni; nel Natale del 1930, nella povertà più assoluta ebbe inizio in forma privata la fondazione delle “Ancelle dell’Amore Misericordioso”, aprì nel 1931 il primo collegio a Madrid, a cui con ritmo impressionante seguirono altre case in diverse regioni della Spagna. 
Annunciavano l’Amore Misericordioso attraverso la carità, dedicandosi all’assistenza domiciliare dei molti poveri e all’accoglienza di anziani e disabili. Il 6 gennaio 1935 l’Istituto fu eretto a Congregazione diocesana dal vescovo di Vitoria; nel maggio 1936 la fondatrice madre Speranza, insieme ad una insigne benefattrice si recò a Roma per aprire una Casa in affitto in via Casilina 222, zona delle più povere. 
Negli anni che seguirono, dal 1936 al 1941, mentre in Spagna infuriava la Guerra Civile con tanti martiri religiosi, il suo Istituto trovava l’opposizione di vescovi e sacerdoti spagnoli, che si estese anche all’interno della Congregazione, giungendo ad accusare e calunniare la fondatrice invocando la sua rimozione da Superiora Generale. 
Il 6 agosto 1940 e per tre giorni, madre Speranza fu chiamata dal Sant’Uffizio per rispondere sull’ortodossia della dottrina dell’Amore Misericordioso, sulla sua condotta e sulla veridicità e natura dei particolari fenomeni a lei attribuiti. 
Il 10 aprile 1941 il Sant’Uffizio accolse la Congregazione sotto la sua diretta protezione, lasciando a Madre Speranza il titolo di Superiora Generale e la possibilità di formare le suore, mentre alla Vicaria Generale, venne affidato il governo dell’Istituzione. 
Ella accolse il provvedimento con spirito di sottomissione e ubbidienza, esortando le sue figlie a fare altrettanto; fu destinata alla Casa di Roma, dove lavorò come una semplice suora. 
Libera da responsabilità e scagionata dalle accuse, durante la Seconda Guerra Mondiale, intensificò la diffusione del messaggio della Misericordia di Dio; avviò un laboratorio di cucito per aiutare con i proventi i bisognosi e per accogliere gratuitamente molti bambini poveri; era un periodo triste con bombardamenti, paure, fame, lutti; accolse i rifugiati politici, nascose nei sotterranei i soldati allo sbando, sfamò chi aveva perso tutto; aprì una nuova mensa, con l’aiuto della Provvidenza, dove giunse ad accogliere oltre mille persone al giorno. 
Il 15 agosto 1951 realizzando una sua speciale ispirazione, avvertita fin dal 1927, fondò la Congregazione dei Figli dell’Amore Misericordioso, essi dovevano sostenere i sacerdoti del clero secolare in spirito di comunione. Tre giorni dopo, il 18 agosto 1951 madre Speranza si trasferì a Collevalenza in Umbria, dove fondò una Comunità di Ancelle e Figli dell’Amore Misericordioso; fratelli e sorelle, figli della stessa madre, con lo stesso spirito e carisma, aiutandosi reciprocamente. 
Nel Capitolo del 1952 madre Speranza di Gesù fu confermata Superiora Generale e tale rimase fino al 1976, quando venne nominata Madre Generale ‘ad honorem’. 
A Collevalenza volle realizzare un suo sogno, il santuario dedicato all’Amore Misericordioso che con le Opere annesse, testimonia e fa conoscere a tutti, che Dio è un Padre che ama, perdona ed accoglie i suoi figli; qui madre Speranza apostola di quest’Amore, accoglieva e riceveva più di cento persone al giorno, ascoltandole una alla volta, consolando, consigliando e infondendo speranza. 
Papa Giovanni Paolo II si recò il 22 novembre 1981 a visitare il santuario di Collevalenza, incontrando anche Madre Speranza; la venerabile morì l’8 febbraio 1983. 
La causa per la sua beatificazione fu introdotta presso la diocesi di Orvieto – Todi il 24 aprile 1988 e il 23 aprile 2002 è stata dichiarata venerabile, la sua salma riposa nella cripta del santuario, circondata dalla venerazione dei suoi figli e figlie spirituali e dei pellegrini.

Autore: Antonio Borrelli
Rito di beatificazione della Madre
Collevalenza 31 maggio 2014
http://www.collevalenza.it/Anniversario/DecretoBeatificazione.pdf
 http://www.collevalenza.it/default.asp
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S. Filippo Neri, sacerdote e fondatore (1515-1595)


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San Filippo Neri
Sacerdote, fondatore :
“Congregazione dei Fratelli dell’Oratorio”
Nacque a Firenze da ricca famiglia nel 1515. Ebbe un carattere singolarmente mite, così da essere chiamato Pippo Buono. 

Studiata umanità, per poter farsi sacerdote rinunziò all’eredità dello zio e partì per Roma, ove fu accolto da un suo concittadino. Visse in questa famiglia vita illibata e mortificata, cautissimo nello stringere amicizie. Il demonio gli suscitava violenti moti della carne, che egli vinceva coll’orazione e coi digiuni, fin che il Signore in premio di tanta lotta gli concesse la grazia di esserne per sempre immune. 

Finiti gli studi e fatto sacerdote, si diede con tutte le forze alla propria santificazione. 

Favorito della più sublime contemplazione, le ineffabili dolcezze spirituali lo facevano esclamare: « Basta, Signore, basta! perchè questo mio cuore è sì piccolo per amare Voi così amabile! ».

Amava molto i poveri ed era di continuo a contatto con il popolo; visitava gli ammalati nelle loro case e negli ospedali, e li serviva di giorno e di notte. Però prediligeva i giovani, e la sua stanza era divenuta il loro ritrovo gradito. La sua parola era ricca di facezie e comunicava agli astanti l’allegria santa che traboccava dal suo cuore: i suoi detti ai giovani sono passati alla posterità come proverbi di grande sapienza. 

Nella celebrazione della santa Messa era spesso rapito in dolci estasi, sollevato in aria e circonfuso da ogni parte di luce celestiale: un angelo in carne! 

Al confessionale passava le intere giornate ed era tanta la sua abilità che non andava a lui peccatore, per ostinato che fosse, senza rimettersi sulla retta via; taluni appunto lo evitavano per non avere a convertirsi! 

Il Signore lo visitò anche con prove e contrarietà gravissime: fino allo scherno sopra le sue opere di bene, fino alla calunnia più vile, fino alla ribellione di qualcuno dei suoi confratelli; prove che egli vinceva colla dolcezza e colla confidenza filiale in Dio. 

A S. Maria della Vallicella fondò la Congregazione dell’Oratorio che di tanto aiuto fu ed è alla Chiesa nell’educazione della gioventù. 

Filippo, semplice ed umile, rifuggì sempre gli onori e dignità ecclesiastiche, più volte offertegli. E Dio lo favorì col dono della profezia, dei miracoli e con frequenti visioni. 

Morì il 26 maggio del 1595, in età di anni 80. I medici gli trovarono due costole adiacenti al cuore inarcate a causa dei violenti battiti di amor di Dio. 

PRATICA. « Paradiso! Paradiso! Attendete a vincervi nelle piccole cose, se volete vincervi nelle grandi » (S. Filippo Neri)